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Giusto qualche nome per queste primarie

Su Europa ci siamo tenuti alla larga dal sostegno a questo o a quello delle migliaia di candidati alle primarie per le candidature democratiche. Non per prudenza, equilibrismo o furbizia, ma perché in questa vicenda sono in gioco la vita e la passione di tantissime persone tutte degne di amicizia, ammirazione, stima, in definitiva di sostegno.

Diversamente dai Renzi e dai Bersani che hanno corso nelle primarie più grandi, molti dei candidati che si stanno battendo in questi giorni festivi in ogni angolo d'Italia non hanno poi scelto così liberamente di farlo: ci sono stati gettati, da una scelta coraggiosa e politicamente molto forte, che però ha aperto una quantità innumerevoli di linee di rottura dentro la comunità del Pd.
È sicuramente il caso dei parlamentari uscenti. È vero che, essendo valso per loro il criterio di "nomina" per due legislature consecutive, avevano tutti un po' perduto l'antica buona abitudine alla conquista del consenso casa per casa. È anche vero però – garantisco, perché di campagne elettorali nella mia vita ne ho seguite tante – che mai nessuno in passato era stato sottoposto a un sistema così difficile e crudele di riconquista del mandato.
Come tanti altri giornali, Europa naturalmente si occupa dei casi più eclatanti, e delle vicende che vedono protagonisti alcuni dei nostri collaboratori abituali. Mario Adinolfi ci ha raccontato come pensa di farcela nella "tonnara di Roma" facendo campagna fra Natale e Santo Stefano. Abbiamo scritto della storia difficile dei parlamentari ambientalisti (Ermete RealacciFrancesco Ferrante* e Roberto Della Seta) che come Andrea Sarubbi Federica Mogherini hanno deciso di non poter competere (loro esperti di tematiche generali) con candidati molto radicati nel territorio. Siamo per motivi antichi a fianco di Roberto Giachetti, che senza troppe sollecitazioni, al suo solito, s'è buttato anche lui nella fornace della campagna più difficile, quella per le primarie di Roma. È di grande interesse la battaglia parallela (e forse un filo competitiva) lanciata sempre nella capitale da Matteo Orfini e da Stefano Fassina, i due più forti fra i giovani emergenti nel gruppo dirigente nazionale del Pd bersaniano.
Ma, vedete, perfino decidere di raccontare queste storie e non altre implica una forma di discriminazione: dobbiamo farci guidare solo dalla logica giornalistica. E poi c'è il paradosso che simpatizzare eventualmente per Adinolfi e Giachetti, o per Fassina e Orfini, in questo meccanismo, significa parteggiare per candidati fra loro teoricamente concorrenti: può darsi benissimo (soprattutto per la coppia ex renziana) che nelle liste, alla fine, ci sia spazio per uno solo dei due.
Vedete dunque quanto sia difficile muoversi, quando si è un giornale di area, davanti a una vicenda che implica tanta partecipazione politica e anche personale, emotiva.

Essendo questo un blog personale, e non uno spazio di Europa, mi prendo solo qui la libertà di segnalare qualche caso di candidatura che mi pare meritevole. Solo perché ne conosco l'esistenza: ce ne sarebbero migliaia di altrettanto e magari più meritevoli. Semplicemente, non ne so abbastanza.

Per esempio mi piacerebbe che, nel calderone capitolino, ce la facesse Lorenza Bonaccorsi.
La conosco da tanti anni e sono testimone del suo tragitto, visto che la accolsi praticamente ragazzina a lavorare nel comitato per la rielezione di Rutelli al Comune di Roma nel lontanissimo 1997. È una di quelle tante persone che hanno impiegato le proprie capacità professionali al fianco della politica, quindi come lavoro, rimanendo però animate soprattutto da una passione interiore. Dopo aver dato una mano a tanti leader piccoli, medi e grandi (l'ultimo è stato Renzi), ora Lorenzina (scusate, io la conosco così) prova a giocarsela da sé. Meriterebbe di riuscire, sarebbe una grande combattente in parlamento.

Uno che invece conosco solo da lontano è Germano Marubbi, che corre ad Alessandria.
Me l'ha fatto conoscere una collega, che poi è la sua compagna e appassionata sostenitrice, e ho capito che anche il suo tentativo è meritevole di attenzione e sostegno. È un giovane uomo che ha fatto carriera in una società multinazionale occupandosi di numeri, di finanza. Poi ha messo ciò che sapeva fare al servizio di un'amministrazione locale (Novi Ligure) riducendo, udite udite, l'addizionale Irpef e l'Imu, mentre dovunque i Comuni sono costretti ad alzarle: avercene, direi. Ora, anche lui sulla scia di Renzi, prova a lanciarsi nella partita grossa, puntando sulla passione, la competenza e, credo, un bel po' di sventatezza. Non so chi siano i suoi contendenti, saranno sicuramente validi candidati: però qui da Roma terrò d'occhio Marubbi. Se siete delle sue parti, dategli una mano più direttamente.

Anche se certo non ha bisogno di me per farsi notare, in Versilia c'è da seguire Bruna Dini. Siamo un po' sempre sullo stesso tipo di democratico: persone con un lavoro e una competenza (Bruna fa l'imprenditrice, è stata presidente dei giovani di Confindustria toscana) letteralmente travolte dalla passione per la politica. Lei lo è da tempo, l'ho conosciuta prima sulla rete e poi nel retropalco del Circo Massimo il 25 ottobre 2008, quando Veltroni la chiamò a parlare e quindi, per la prima volta, su una grande ribalta. La ricordo tanto emozionata, ancora più bella di quanto già non sia. 
Volendo, Bruna di passione ne ha fin troppa, e infatti abbiamo fatto belle litigate: ho le mie simpatie e antipatie in politica, come tutti, ma non riesco a essere tribale. Lei invece lo è, e mi piace provocarla: sono sicuro che quando Bersani dice di sé di essere solo «moderatamente bersaniano» pensa a lei, come una «estremamente bersaniana». È brava, è forte, conosce la vita e l'economia anche nei loro lati difficili, ha un carattere notevole. Dalle sue parti anche Bruna avrà ottimi competitori, io però spero davvero che ce la faccia.

Infine, siccome sono fatto all'antica, per dovere e per convinzione segnalo anche che a Roma corre Andrea Rosalba Catizone: è nel comitato direttivo del mio circolo (Trastevere) e questo ne farebbe già di default, ai miei occhi, un'ottima candidata. In realtà lo è per molti altri motivi, siamo di nuovo di fronte a una professionista di prim'ordine con un bell'entusiasmo politico: sono contento di citarla fra le mie segnalazioni. Parziali e personalissime.

Spero davvero che mi perdonino le migliaia di altri che non conosco o non cito qui. Spero che poi, passata questa prova, ce la facciamo tutti quanti nella partita che conta.



* al di là dei formalismi, non scherziamo: Francesco è uno dei miei migliori amici di una vita. È un lavoratore pazzesco, che ha fatto cose incredibili nelle battaglie ambientali. Se il Pd riuscisse nel capolavoro di non riportarlo in parlamento, sarebbe puro autolesionismo. Lui avrebbe tante cose ottime da fare in giro, i democratici ci rimetterebbero una grande risorsa. That's all.

Pubblicato il 20/12/2012 alle 19.58 nella rubrica Diario.

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