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Davvero per il Corriere Pd e Pdl pari sono?

Capisco lo sforzo per convincere Mario Monti a sciogliere la riserva e a candidarsi in prima persona per la guida del governo: se lo augura il Financial Times, figurarsi se non è giusto che il Corriere della Sera, dove Monti è di casa, ne faccia una campagna appassionata.
Capisco anche che Bersani non possa pretendere di essere esente dalle critiche: nel tempo gliene ha fatte tante anche Europa, in particolare quando intorno a lui prendevano piede posizioni da keynesismo in un paese solo che confondevano i vincoli di bilancio coi soprusi della tecnocrazia europea e rischiavano di mischiarsi alle destre in una confusa e velleitaria resistenza alle cessioni di sovranità.
Ogni critica ha però il suo tempo e deve avere il suo fondamento, non può ignorare le mutate condizioni, i processi politici che si sono consumati, le dichiarazioni impegnative di persone fededegne.
Per questo suona sorprendente da parte del Corriere il ritorno al cerchiobottismo di un’altra era, in un editoriale (Angelo Panebianco di ieri) nel quale di nuovo Bersani e Berlusconi vengono resi speculari, presentati alla stessa stregua come soggetti non raccomandabili per l’elettorato cosiddetto moderato dal punto di vista delle riforme da fare e, distorsione particolarmente grave in queste ore, dal punto di vista dell’affidabilità europeista.
È vero che nel centrosinistra ci sono, come scrive Panebianco, degli «antimontiani». Ma a un grande politologo non può esser sfuggito il dibattito e l’esito delle primarie, con la sconfitta di Vendola e il ribadimento da parte del Pd dell’intangibilità delle riforme montiane. Né può sorvolare a occhi chiusi sull’abisso che separa il Pd dal Pdl quanto a credenziali europee e rigore sui conti pubblici.
È inoltre inesatta la tesi secondo la quale l’Italia sia un luogo anomalo dove «argomenti antiglobalizzazione e antieuro» sono presenti sia a sinistra che a destra. Dovunque in Europa è così, in una logica di estremizzazione tipica dei tempi di crisi. Negli altri paesi, però, queste spinte sono neutralizzate in un confronto bipolare che ha l’europeismo come tratto comune fra gli poli maggiori. L’anomalia italiana è un’altra, e cioè che questa virtù è solida in un campo solo.
Allora, in paziente attesa che l’area centrista sponsorizzata dal Corriere trovi sponsor anche fra gli elettori, sarebbe più prudente per un grande giornale responsabile evitare di picconare quel poco (o molto) di affidabile che c’è ora sulla scena politica. 

Pubblicato il 12/12/2012 alle 7.32 nella rubrica Diario.

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