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Diario
8 dicembre 2012
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elezioni pd monti bersani pdl berlusconi grillo
Per il voto da definire solo le coalizioni
Il calendario elettorale è definito, fra le regionali del Lazio dei primi di febbraio e l’election-day del 10 marzo. Anche il sistema con il quale si voterà per camera e senato, purtroppo, è quello previsto: Porcellum, come era stato amaramente pronosticato dal giorno stesso della bocciatura del referendum. Rimane solo da capire se e come, nella seconda metà di gennaio, il Pd vorrà e riuscirà a fare le primarie per i propri candidati sulle quali Bersani si è impegnato.
Gli schieramenti che fra 92 giorni si contenderanno il governo non sono del tutto assestati.
Gli unici teoricamente senza problemi sono quelli del M5S, che anzi da ieri conoscono anche i nomi dei probabili parlamentari. L’unica cosa che rimarrà sigillata nel server di Casaleggio è il numero delle preferenze effettive di coloro che hanno conquistato le prime posizioni nella votazione online indetta da Grillo. Tanta anticipazione sui tempi (gli altri partiti chiuderanno le liste ai primi di febbraio) potrebbe rivelarsi foriera di polemiche e cattive sorprese.
La precipitazione berlusconiana ha come unica logica il recupero dell’alleanza con la Lega, tutt’altro che scontata però: regalare il Pirellone a Maroni causerà una scissione nella destra lombarda senza alcuna garanzia di successo, né per le regionali né per il premio al senato. Ammesso che il Carroccio voglia tornare a compromettersi con Berlusconi: ieri Bersani ha promesso che gliela farebbe pagare in campagna elettorale.
Anche il centrosinistra sotto la guida del segretario del Pd è pronto. Con alcune variabili, oltre a quella delle primarie per i candidati. La prima riguarda i confini dell’allargamento al centro dell’alleanza: solo fino alla lista alla quale lavora Tabacci o oltre? E i radicali? La seconda variabile riguarda un tema che non s’è ancora riaperto ma che molti nel Pd tengono caldo: il ruolo di Matteo Renzi.
A sinistra sarà faticosa la cucina del fritto misto di arancioni, neocomunisti e dipietristi con Ingroia nella parte dello chef: facile che si bruci tutto prima di cominciare.
Infine il centro, il luogo meno definito. Berlusconi ha spinto tutti lontano da sé, a cominciare da Monti, ma l’impasto fra Casini e Montezemolo, liberali e cislini non riesce. Lo schiacciamento di quest’area rischia di essere l’unico vero risultato dello strappo operato da Berlusconi. Secondo alcuni, del resto, è l’unica vendetta che voleva veramente prendersi.
permalink | inviato da stefano menichini il 8/12/2012 alle 17:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0)


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