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Politica
2 marzo 2012
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pd monti berlusconi
Come Monti, dopo Monti
Era ancora novembre. Il governo Monti muoveva i suoi primi passi ed erano di là da venire la manovra e l’intera fase due nella quale ci troviamo adesso, quando su Europa provammo a sbilanciarci in una previsione: a un certo punto il problema di questo governo non sarà che piace poco agli italiani; sarà che gli piace troppo.
Ecco, ci siamo in pieno.
Abbiamo messo alle spalle una riforma delle pensioni che sembrava impensabile, un obiettivo e duro inasprimento fiscale, l’avvio polemico della bollente trattativa sul mercato del lavoro, ora una battaglia campale sulle liberalizzazioni che ha coinvolto (con esiti differenti) interessi organizzati d’ogni tipo e di ogni forza. Sono stati colpiti un po’ tutti, chi più chi meno, chi s’è saputo difendere e chi no.
Il risultato, al momento, è che all’ampia maggioranza degli italiani il governo, il suo premier e il suo modo di fare piacciono. E non sarà solo per la costante caduta del famoso spread (ormai sul punto di scendere sotto quota 300). C’è anche consenso su uno stile, al netto delle gaffes antipatiche, e su un certo senso di giustizia sociale che comincia a intravedersi. Il blitz di Cortina e l’azione sull’Imu sui beni ecclesiastici possono esser stati decisivi. Ieri è toccato alle banche.
La mossa di Berlusconi è la presa d’atto di questo successo, coniugata alla consapevolezza che Monti non può essere “tirato” a destra, nonostante alcuni smaccati tentativi fatti. Cancellando d’un botto gli anni dell’odio e della divisione di cui è stato artefice, Berlusconi prospetta una stagione di consociazione fra tutti i partiti.
Respingere l’idea (come ha fatto il Pd) è ovvio, doveroso, realistico. Rispettoso verso gli elettori. Gli elettori però vanno rispettati in toto. Chiedono la distinzione delle parti in una democrazia fatta di maggioranze e opposizioni. Ma chiedono anche la fine delle contrapposizioni pregiudiziali e immotivate. Apprezzano chi costruisce, non chi demolisce.
Dunque del successo di Monti, più che la persona del premier e la formula parlamentare, occorre protrarre nel tempo il merito delle scelte, l’autonomia (tutta politica!) dagli interessi costituiti, la radicalità riformista liberale e solidale. Se qualcuno saprà farlo dimostrandosi più credibile degli altri, questo qualcuno vincerà, e non ci sarà bisogno di ammucchiate. Altrimenti il “desiderio di Monti” potrebbe lasciare campo a qualsiasi gioco. 
permalink | inviato da stefano menichini il 2/3/2012 alle 20:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0)


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