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Giornali
16 febbraio 2012
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I predicatori a caccia di giornali
Vorrei che del predicozzo di Celentano solo un passaggio destasse scandalo. Il pezzo in cui invoca la chiusura di Avvenire e Famiglia cristiana. Scandalo non perché siano giornali cattolici, cioè il motivo principale (oltre al desiderio di salvare il posto) per cui Lei s’è indignata e data una mossa. Scandalo per il tic di voler zittire qualcuno.
Occhio, che non è lo scivolone isolato di un venerato maestro retrocesso da tempo (secondo la legge di Edmondo Berselli) al ruolo di solito stronzo. Perché negli ultimi tempi fra i predicatori che vanno per la maggiore il vizietto di chiudere i giornali è piuttosto diffuso.
A memoria, di quelli noti, posso citare Beppe Grillo e Marco Travaglio. Sulla loro scia, in rete, una discreta folla di invasati minori si dedica all’anatema. Europa fra i bersagli preferiti.
Due sono gli argomenti, chiamiamoli così: vanno chiusi i giornali che hanno pochi lettori, e soprattutto vanno chiusi se sopravvivono con i fondi pubblici per l’editoria. E mai un simile attacco proviene da neoliberisti consapevoli, gente che davvero vorrebbe chiudere qualsiasi impresa che campa grazie al sostegno dello stato.
Le uniche spiegazioni per tanto accanimento sono l’intolleranza verso idee non condivise, un riflesso reazionario anti-intellettuale e, per qualcuno, l’inconfessabile voglia di sfoltire il mercato a proprio vantaggio (infatti Unità e manifesto, entrambi in difficoltà, si sono risentiti per la caccia che il Fatto ha aperto contro di  loro).
Suonerà buona notizia per i tagliatori di testate che la crisi (e la scure di Tremonti) stia effettivamente buttando in mezzo alla strada tanti giornalisti. Gli dispiacerà invece sapere che il governo sta varando un piano per favorire il passaggio dall’edicola al web, cosa che permetterà a molti di noi di continuare a disturbarli con le nostre idee, senza pesare quanto oggi sulle casse pubbliche.
E comunque, da Celentano in giù, per i savonarola di successo vale sempre la massima: una stupidaggine rimane una stupidaggine anche se la ascolta o la legge tanta gente. Figurarsi, anche il Mein Kampf era un best seller.
permalink | inviato da stefano menichini il 16/2/2012 alle 7:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0)


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