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Politica
4 febbraio 2012
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Berlusconi si arrende alla City
Silvio Berlusconi esce di scena così, con un’intervista che trasuda malinconia a ogni parola, con appena qualche flebile scatto d’orgoglio, l’esibizione di una cicatrice riportata durante un’improbabile partita a hockey con Putin, una debole frecciata sulle persecuzioni giudiziarie e mediatiche subìte.
Quasi non c’è politica, nell’incontro con gli inviati inglesi a palazzo Grazioli, se non un forte rinnovato appoggio al governo Monti, la rituale reinvestitura di Alfano come erede del Pdl, una pacata ricostruzione delle dimissioni di novembre in chiave di grande responsabilità personale.
Il vero fatto politico in realtà è l’intervista in sé e la testata alla quale è concessa. Perché il Financial Times è la quintessenza di quella business community internazionale che ha licenziato Berlusconi secondo ogni ricostruzione, secondo tutti gli osservatori e soprattutto secondo tutti i berlusconiani più accaniti, nostalgici e amareggiati.
In questo senso è come se Guy Dinmore e Giulia Segreti del Ft abbiano ricevuto un atto di resa, corredato da un impegno per il futuro – «non mi ricandiderò alla guida del paese» – che suonerà amaro a tanti sostenitori italiani del Cavaliere ma destinato ad altri interlocutori, a coloro che nel mondo vogliono essere sicuri che l’Italia non si ritufferà nelle turbolenze dell’epopea berlusconiana.
Letta così, l’intervista al Ft fa il paio con l’apparizione di Mario Monti ieri in tv, in quel passaggio nel quale il premier assolve Berlusconi dal disastro dello spread, sottolinea con falsa noncuranza i risultati attuali (377 punti ieri sera) e attribuisce i tassi d’interesse ancora alti sui titoli a lunga scadenza all’incertezza internazionale a proposito di ciò che accadrà in Italia «quando noi avremo finito».
Ecco, ora alla City, a Wall street, a Francoforte sanno che l’unica cosa sicura per «quando loro avranno finito» è che non tornerà Berlusconi. Spiegatelo a quelli del Pdl, che se combinano pasticci come l’altroieri alla camera nessuno apprezza: nel mondo e neanche a palazzo Grazioli.
permalink | inviato da stefano menichini il 4/2/2012 alle 7:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0)


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