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Politica
22 dicembre 2011
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Un'altra mela per Bersani
La partita che Bersani aveva dichiarato di voler giocare due anni fa – «Vediamo chi farà cadere la mela», quella con le sembianze di Berlusconi – è finita con un no contest. Bersani una volta ha detto che la caduta del Cavaliere è stata merito suo; altri potrebbero pensare che al momento topico il famoso cesto sotto il famoso albero l’abbiano infilato i tecnocrati; oppure il capo dello stato, regista della transizione; o magari il signor Spread e un paio di leader europei.
Non conta. La mela alla fine è caduta da sola, sta diventando marmellata di centrodestra. Pazzesco: del Grande Epilogo ora non importa semplicemente a nessuno.
La domanda ormai è: qual è la prossima partita? Su cosa misureremo capacità di leadership e di consenso ora che il duello con Berlusconi non è più l’alfa e l’omega?
Napolitano ha proposto il tema cruciale. Non solo martedì (in un discorso il cui significato è stato edulcorato su qualche giornale) ma da molto tempo. Potremmo tradurlo così: in Italia vincerà chi saprà dare una svolta concreta, tangibile, alla vita delle ragazze e dei ragazzi. Una riforma complessiva della politica, dell’economia e della società che abbia gli interessi delle giovani generazioni come priorità assoluta: questo è l’orizzonte disegnato dal capo dello stato, non per il futuro remoto ma per i prossimi mesi.
Messe così, le cose assumono altro senso. La polemica sull’articolo 18 come vediamo si diluisce, la posta diventa più alta: Monti, Fornero e gli altri sapranno proporre un quadro fattibile ed equilibrato di nuove tutele e opportunità di lavoro e reddito? I sindacati sapranno fare ciò che non hanno fatto mai, cioè rappresentare i non rappresentati? E il Pd, che è il luogo che ci interessa, saprà accettare la priorità, farsi cambiare da essa?
Bersani, con pragmatismo che non lascia spazio a ideologismi, sta giocando bene una partita che immaginava diversa. È sfidato sul tema che è la sua sfida: il lavoro. Sa che sarà dura, com’è successo sulle pensioni, ma ripete che non ci si può sottrarre. Lo scrivevamo martedì: il Pd ha chiesto di cambiare l’ordine dell’agenda. È stato accontentato dal governo. I passi falsi comunicativi sono stati corretti, a raffreddare i bollori sindacali ha provveduto il Quirinale.
Ora non si torna più indietro, non ci si ferma e sarà difficile rinviare. C’è un’altra mela da cogliere, stavolta nell’interesse di un intero paese. Ed è nel nostro campo. 
permalink | inviato da stefano menichini il 22/12/2011 alle 16:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0)


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