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Politica
10 marzo 2008
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Berlusconi può perdere con 2 milioni di voti di vantaggio
Ho capito che siete un po' fanatici. Come me. Allora gustatevi questo lavoretto. L'ha elaborato un giornalista che è il genio riconosciuto dei sistemi elettorali, un autentico maniaco a cui tutti noi ci rivolgiamo. Si chiama Claudio Sardo, lavora al Messaggero. E stamattina ha dimostrato, simulazioni alla mano, che al Senato Berlusconi può perdere anche se stacca il Pd di un milione e mezzo di voti, oppure vincere largamente avendo un vantaggio molto esiguo. Tutto dipende dalla lotteria dei premi di maggioranza regionali, ma soprattutto dalla lotteria di quanto "fanno" le liste terze arrivate.
Insomma, un casino. Confortante per noi, intendiamoci, ma un casino che potrebbe essere difficile da spiegare agli italiani, casomai si verificasse.
Qui sotto metto la tabella, ma è di dimensioni ridotte. Riproduco anche il testo del pezzo ma comunque trovate tutto qui, articolo di Sardo e tabella.




ROMA - Silvio Berlusconi può vincere le elezioni con oltre due milioni e 300mila voti di scarto (7%) e ottenere una maggioranza risicata in Senato, non troppo diversa da quella del governo Prodi. Può battere Walter Veltroni per un milione e mezzo di voti (4,6%) e mancare del tutto la maggioranza. Può invece prevalere per meno di un milione di voti (3%) e assicurarsi una solida governabilità. Sarà una lotteria la competizione del Senato, con 17 diversi premi di maggioranza in palio. Il Messaggero ha elaborato alcune simulazioni (non sono sondaggi, né previsioni) che dimostrano la casualità o, se si vuole, l’irrazionalità dell’attuale meccanismo elettorale. Naturalmente, in un’elezione un’onda lunga di consenso può travolgere ogni incertezza e portare al governo un vincitore indiscusso. Tuttavia, se nel 2006 qualcuno pensava di imbrigliare la maggioranza accorciando la distanza dal polo antagonista, ora con due poli grandi e due forze intermedie (e con altre liste autonome che possono diventare determinanti per la conquista dei premi regionali) l’equazione elettorale ha acquisito nuove e più complicate incognite.
Le simulazioni de il Messaggero ruotano attorno allo scenario di una prevalenza della coalizione berlusconiana (Pdl più Lega più Mpa), con corrispondente conquista della maggioranza alla Camera. I numeri del Senato, però, restano incerti anche in caso di netta affermazione (ipotesi 1 e 3). E le differenze tra le tabelle (dove si muovono le cifre elettorali dei quattro poli) dimostrano che l’esito finale non dipende solo dallo scontro diretto Berlusconi-Veltroni. Nell’ipotesi 4 la rimonta del Pd arriva fino al 39,4% (contro 42,4%): ma, a fronte di un risultato deludente della Sinistra arcobaleno e del Centro, la maggioranza Pdl-Lega-Mpa sarebbe netta. Nell’ipotesi 3 invece il Pd si ferma poco sopra il 37% (Pdl 42), tuttavia le buone prestazioni delle forze intermedie possono portare al più clamoroso dei pareggi in Senato (che probabilmente impedirebbe un nuovo governo Berlusconi).
Tutto ciò getta una luce sulla polemica attorno al «voto utile». Ma le simulazioni svelano anche la diversa incidenza di Centro e Sinistra arcobaleno. In particolare il successo della Sinistra avrebbe per Berlusconi un costo diretto in termini di seggi: nelle regioni dove è pronosticato un successo del Pd (ad esempio Toscana, Emilia, Umbria), la Sinistra conquisterebbe i propri senatori tutti a scapito del Pdl (nell’ipotesi 2 è proprio l’insuccesso di Sa uno dei vettori della vittoria Pdl). Il Centro pesa diversamente sull’equilibrio del Senato. Per la ragione opposta alla Sinistra, sottrae i propri seggi principalmente al Pd. Tuttavia un buon risultato Udc in alcune regioni può offrire chances al Pd per la conquista di alcuni premi regionali.
Le simulazioni si fondano su coefficienti ricavati dalle elezioni 2006 (vedi nota a margine). Ma nella realtà la partita regionale è assai più aperta e imprevedibile. Di per sè le tabelle dimostrano un dato (già evidenziato negli studi di Roberto D’Alimonte): la conquista del premio di maggioranza da parte del Pd in sette regioni - Emilia, Toscana, Umbria, Basilicata, Marche, Abruzzo, Liguria - potrebbe essere sufficiente per arrivare vicino al pareggio. Ma nessuno può escludere ulteriori incognite o sorprese: ad esempio la vittoria nel Lazio, che nel 2006 fu appannaggio della Cdl, potrebbe essere rimessa in discussione dal radicamento della Destra (quinto incomodo) e dal trascinamento delle comunali di Roma. Se il Pd vincesse il premio nel Lazio, Berlusconi perderebbe 5 seggi rispetto alle previsioni e Veltroni ne guadagnarne altrettanti. È solo una variabile. Il risultato finale di Palazzo Madama è legato a molteplici variabili.
permalink | inviato da stefano menichini il 10/3/2008 alle 20:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (12)


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