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Politica
12 febbraio 2008
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Quelli che vogliono rimanere fuori
È un peccato che Boselli e gli altri socialisti rifiutino l’ingresso a pieno titolo e a testa alta nelle liste del Partito democratico.
È un peccato ancor maggiore che lo stesso capiti con Emma Bonino, in questo caso con la complicità di un Pd che non si sente con le spalle abbastanza larghe da sostenere anche il peso massimo di Marco Pannella.
È un peccato per loro, ma anche per i democratici.
Chi si trova in questo momento fuori dal Pd, ma con convinzioni riformiste, dovrebbe capire che ci sono momenti nei quali occorre avere il coraggio della rinuncia al proprio particolare e affrontare la sfida di un’avventura maggioritaria.
Nella quale tu non conti più per il piccolo margine delle tue percentuali, ma per le tue idee e le tue capacità dentro numeri ben superiori: i numeri che contano, quelli che decidono chi governa il paese e come.
Il Pd è pieno di leader politici che non sono adesso sul proscenio perché via via negli ultimi dieci anni hanno rinunciato a incarichi di direzione, alla guida di partiti o di correnti e anzi all’esistenza stessa dei propri partiti, per far parte di un progetto più grande e ambizioso. Non si capisce perché Boselli, Angius, Emma Bonino, Cappato, o lo stesso Pannella, non debbano provare a giocare se stessi nel Pd come hanno fatto – citiamo davvero a caso – Fassino, Rutelli, Castagnetti, Parisi, Fioroni, D’Antoni, Zanone, Follini… Socialisti e radicali, per parlare di loro, hanno un’identità e una storia da difendere? Perché, le persone citate non avevano alle spalle identità e storie altrettanto e magari più rilevanti? Non siamo così ingenui da pensare che il Pd sia la terra promessa e che tutti debbano solo aspirare ad abitarci. Ne vediamo tutti i limiti. Lì è però dove si decideranno le sorti del riformismo italiano e dello scontro con la destra, senza dubbio.
Con questa leadership e l’attuale linea, si vede che siamo già lontani anni luce dal compromesso storico bonsai che rischiava di essere l’unica matrice del Pd. Il Lingotto e il discorso di Spello, location da cartolina a parte, rendono già quella foto del nuovo partito ingiallita. Colori però non ce ne sono mai abbastanza.
Chiarite le regole e chiarito che un partito vero risponde a una leadership e non è un’armata Brancaleone, c’è ancora tanto spazio.
Se poi uno proprio non si vuole mischiare, se odia la compagnia troppo numerosa (in effetti, tra i quindici e i venti milioni di italiani…), allora rimanga a casa sua. Non può lamentarsi però se quando parla si rivolge a quattro pareti.
(da Europa)



permalink | inviato da stefano menichini il 12/2/2008 alle 15:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0)


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