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Robin
30 settembre 2008
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British riformista
Dicono che il nuovo Rifomista sarà «il giornale degli incazzati». E perché mai, hanno servito il tè senza biscottini?

(da Europa)
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Politica
30 settembre 2008
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L'uragano Usa arriverà qui
Berlusconi come Putin, il compleanno sul lago, la gara a svillaneggiare il Pd, il lodo Alfano, il maestro unico lesione di democrazia, la soglia elettorale europea... Speriamo solo che non ci si debba ricordare di queste settimane di tipica agitazione italiana come degli ultimi momenti spensierati di un’epoca chiusa nel dramma. L’Italia non è il paese economicamente più solido d’Europa ma pare convinta che uno stellone la protegga dall’uragano che sta devastando il capitalismo così come l’abbiamo conosciuto...

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Robin
30 settembre 2008
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Stima
Unico sindaco fin qui esentato dal rispondere di cantieri eterni e buche nelle strade, Alemanno la butta in politica e si lamenta perché la sinistra «lo stima ma lo demonizza». Ha ragione. Avendolo visto all’opera, la sinistra dovrebbe fare esattamente l’opposto.

(da Europa)
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Politica
29 settembre 2008
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La politica impazzisce anche a Washington
Confesso di avere un filo di panico. E se fossi americano starei nel panico assoluto, qualsiasi rassicurazione possa provenire da Obama. Il voto al Congresso, con tutti quei repubblicani schierati a impallinare Bush, la sua legge di salvataggio delle banche e la stabilità dell'intero sistema, è un segnale di incontrollabilità totale della situazione.
Hanno votato No per motivi politici, per motivi ideologici, per salvare il proprio seggio, per odio ai democratici, per sfregio a Bush. Per tutto, meno che in base alla razionalità che sarebbe necessaria in questi momenti. E trascinano con sé la credibilità del sistema, non solo i titoli di Wall Street.
Dicono che l'Italia è protetta, che l'Italia è al sicuro. Io so solo che leggo dalle agenzie una lettera di Profumo ai dipendenti di Unicredit (oggi meno 9 per cento in Borsa), perchè domattina nelle agenzie rassicurino i clienti prevedibilmente spaventati.
Io non credo che siamo protetti. E vorrei avere una politica più solida. Se il caos regna a Capitol Hill, come volete che uno si senta garantito dal Transatlantico di Montecitorio?
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Giornali
28 settembre 2008
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Bravo Fini (ma qualcuno s'è distratto)
Ieri il presidente della camera ha compiuto un atto più che degno, invitando formalmente il governo a recarsi in parlamento per rendere conto di quanto sta facendo sui fondi per l'editoria. In altre parole, Fini ha fatto presente che non si può modificare una legge dello stato con un regolamento scritto e approvato nel chiuso di un dipartimento ministeriale, senza neanche risponderne in parlamento.
Non so quale esito avrà questo intervento di Fini. Sono contento di averne potuto avere notizia (da Repubblica per esempio, ieri dal Tg1). Un po' mi colpisce il silenzio in proposito dell'Unità: io pensavo - anzi, ero sicuro - che al tema fosse molto interessata come gli altri giornali di partito e come le cooperative tipo il manifesto, e che anch'essa volesse evitare un simile strappo democratico.
Forse mi sono sbagliato io, forse si sono solo distratti loro ieri, forse in quel regolamento hanno colto elementi positivi che a me sfuggono.
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Politica
27 settembre 2008
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Segnali dall'Osservatore romano
Chiare, forti, totalmente condivisibili, le parole di monsignor Nozza direttore della Caritas sull’Osservatore romano hanno spalancato un fronte polemico tra i partiti. L’accusa al governo italiano di «alimentare un clima di paura e di intolleranza» a danno degli immigrati è dura e diretta.
Il Pd ci si riconosce e rende al centrodestra quello che ha dovuto incassare quando stava al governo. Le critiche vaticane arrivano appena due giorni dopo un’accusa ancora più pesante: l’Italia non rispetta i diritti umani di migranti e richiedenti asilo...

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Robin
27 settembre 2008
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E fa secco il portiere!
Il milanista Abbiati si dice fascista mussoliniano. Così diventano imbarazzanti locuzioni come fare secco il portiere, tirargli una bomba, infilzarlo, dargli una rasoiata, impallinarlo.

(da Europa)
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Politica
26 settembre 2008
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Vincono Cai, Letta e la Cgil (poi comunque arriva lo straniero)
Quando la trattativa si è sbloccata, Berlusconi era in Umbria a stirarsi le rughe. Quando il dramma era al suo culmine, giorni fa, Veltroni era a Manhattan a presentare libri. La politica potrebbe prendere spunto da queste coincidenze per compiere un atto di generosità, e consegnare il merito della salvezza di Alitalia agli imprenditori, ai lavoratori, ai sindacati che hanno fatto il proprio dovere, alle compagnie internazionali che sono tornate sulla scena determinando il vero fatto nuovo, e al mediatore per eccellenza, quel Gianni Letta che per chiudere la partita ha dovuto scansare i ministri.
Dal punto di vista sindacale, la Cgil ed Epifani escono da trionfatori, avendo spuntato concessioni serie per i dipendenti, precari compresi.
Dal punto di vista politico, Veltroni fa il proprio mestiere esaltando un ruolo fino a ieri negato (quello di suggeritore della Cgil), che forse sarebbe meglio non enfatizzare. È vero comunque che il Pd è uscito dal corner. Che fanno brutta figura oltranzisti alla Sacconi e assenteisti come Alemanno. Ma non dimentichiamo mai che il conto finale lo pagano sempre i contribuenti.

(da Europa)
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Giornali
25 settembre 2008
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Il 1 ottobre cambiamo un po'
Questo è la manchette che esce sulla prima pagina di Europa da oggi. Annuncia che mercoledì prossimo saremo in edicola con qualche cambiamento, spero interessante. Avremo modo di parlarne ancora. Intanto, ci diamo da fare anche per sopravvivere. Ma sopravvivere non basta mai.





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Magica
25 settembre 2008
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Sport
Quando comincia il campionato di baseball? Mi interessa il baseball.
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Robin
25 settembre 2008
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Problemi di accoglienza
Monsignor Marchetto usa parole perfette per condannare la linea del governo sugli immigrati: «Si gioca al ribasso sui loro diritti». C’è un problema di accoglienza, dice la Chiesa. Sì, anche della buona accoglienza che la Chiesa ha dato a Berlusconi.

(da Europa)
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Giornali
25 settembre 2008
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Così si soffocano le idee
In questi giorni a Europa siamo elettrizzati. Fra meno di una settimana – mercoledì 1 ottobre – il giornale compie la prima vera rivoluzione grafica dalla sua fondazione, cinque anni e otto mesi fa. Non è un aggiustamento, ma un cambiamento più profondo. L’ambizione è di fondere in poche pagine un giornale tutto di analisi e idee (più di quanto sia adesso) e un giornale di informazione e servizio sul versante specifico – strategico per noi, nonostante i tempi cupi – del Partito democratico: la sua vita, le sue discussioni, le sue iniziative, i suoi problemi.
Stiamo lavorando da qualche mese, in silenzio, a questo progetto, con l’idea di affiancargli entro breve una presenza innovativa sul web.
Forse perché già elettrizzati dalle novità, ci colpisce come una scossa la notizia che Europa nuova potrebbe avere anche poche settimane di vita davanti a sé: dal taglia-e-cuci al quale è stato sottoposto negli ultimi tempi, il regolamento attuativo dell’articolo 44 della manovra di Tremonti si configura come una tagliola fatta su misura per decapitare noi e un pacchetto di altri giornali. Quelli editi da cooperativa come il manifesto (che ieri ha lanciato l’allarme) e i giornali di partito come l’Unità, il Secolo d’Italia, Liberazione, la Padania.
Due sono le misure più pericolose, dentro una risistenazione del settore che ha aspetti positivi. Perché se è giusto che le provvidenze vengano assegnate parametrando copie diffuse e copie vendute, non si può ignorare che questo rapporto è inevitabilmente più basso per giornali che devono raggiungere simpatizzanti e attivisti sparsi in tutta Italia, con un’ovvia dispersione di copie. Mentre pare assurdo l’effetto retroattivo dei tagli, che modificando con un regolamento una legge dello stato manda per aria adesso bilanci definiti e progetti avviati.
Come quello di Europa, appunto. Che senza farsi girotondina proclama però l’intento di resistere resistere resistere. Si unisce a chi già si batte per la sopravvivenza di voci pluraliste e democratiche. Si appella ai lettori e ai partiti per fermare quest’aggressione.
E prepara, fiduciosa ed elettrizzata, le sue sorprese del 1 ottobre.

(da Europa)
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Giornali
24 settembre 2008
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Ci vogliono chiudere davvero
L'allarme dalla prima pagina del manifesto è molto forte. E in effetti, come si preoccupano di spiegare loro, non è "il solito" allarme per la sopravvivenza del (mio ex) giornale: stavolta davvero c'è un governo che nasconde fra tagli di spesa e "razionalizzazioni" l'intento di chiudere la bocca a diversi organi di stampa.
Da oggi su Europa dovremo cominciare a fare casino, credo insieme a Liberazione, Secolo d'Italia, Unità, Padania. Il tempo a disposizione per cambiare il regolamento che (incredibile) modifica la legge sulle provvidenze è strettissimo... Fra cessazione dei contributi pubblici come diritto soggettivo (diventano un'erogazione a discrezione del governo) e retroattività dei tagli (una cosa che non s'è mai vista, se considerate che il sistema attuale è che i contributi del 2008 p.e. arrivino nel 2009: vuol dire che vanno per aria bilanci già fatti sulla base di entrate che erano garantite da una legge dello stato), il risultato sarà la chiusura uno dietro l'altro di una mezza dozzina di quotidiani almeno.
Comunque la si pensi sul finanziamento pubblico, è un'aggressione. Ha un nome e un cognome: Forza Italia, come conferma il fatto che ne verrebbero penalizzati anche i giornali di An e Lega.
Dalle aggressioni ci si deve difendere.
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Giornali
24 settembre 2008
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Il mejo pezzo su Alemanno
Il sito del Foglio è un po' imprevedibile, quindi non si può linkare a qualcosa che chissà se ci sarà sempre. Dunque l'unica cosa che posso fare è segnalare che oggi è uscito su quel giornale il miglior pezzo che io abbia mai letto su Alemanno, la sua giunta, la sua cultura politica, quello che sta facendo a Roma.
Un pezzo dal quale il sindaco esce a brandelli, anche se non si parla né di parcheggi né di aeroplani, ma di Nathan, di Risorgimento e di (vero) fascismo. L'ha scritto Alessandro Giuli, che al Foglio adesso fa il vicedirettore, ha scritto già un ottimo libro sulla destra post-missina (Il passo delle oche, Einaudi) ed è un bravissimo ragazzo/giornalista di destra, avercene. A noi.
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Politica
24 settembre 2008
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La moratoria riformista del Pd
Marco Follini dice che a lui il Veltroni di lotta (manifestazione del 25 ottobre) e di identità (discorso di Sinalunga) piace poco.
È un’opinione comprensibile, anche se Follini dovrà adattarsi a un partito nel quale il richiamo della mobilitazione popolare è per fortuna ancora vivo (mentre Europa ha già espresso sulla restaurazione identitaria perplessità molto simili a quelle del deputato dem).
Che il Pd abbia un bisogno quasi fisico di ridare voce e visibilità al proprio popolo, è un dato acquisito. Diremmo di sopravvivenza. Il problema è che si rischia di rimanere sospesi, a metà fra lo slancio verso la piazza e il riflesso riformista di non salire sull’Aventino mentre si prendono decisioni importanti.
Sulla Rai, per esempio. Pare che ieri i dirigenti del Pd abbiano fermato l’iniziativa di Goffredo Bettini per un accordo bipartisan sul nome di Pietro Calabrese per la presidenza.
Vedremo, e vedremo se è solida l’opzione alternativa, cioè la riconferma di Claudio Petruccioli.
La dinamica interna ai democratici, in questa occasione, è stata vivace soprattutto per l’esigenza di imporre a Veltroni criteri di scelta un po’ più collegiali.
Non è però questo il punto, in questa sede. Come è stato fatto notare ieri da alcuni capi del Pd, un eventuale accordo col centrodestra sulla Rai avrebbe avuto anche la controindicazione di cadere in piena fase di mobilitazione popolare, contribuendo a frenare una macchina che già non appare irresistibile. Meglio prendere tempo.
Come sulla giustizia, sulla legge elettorale, sul federalismo.
La scelta appare saggia, e pazienza se offre il fianco a molte critiche: primum vivere, si diceva.
In cambio di questa “moratoria riformista”, però, che cosa c’è? Dov’è l’autunno caldo promesso su carovita, stipendi, pensioni? Il prossimo sarà il week-end dedicato alla scuola: vedremo come andrà.
Ma possiamo avvertire il Nazareno che gli italiani, di questo crescendo di opposizione che culminerà col 25 ottobre, ancora non si sono accorti?

(da Europa)
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