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Libri
9 settembre 2010
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Adorabile e vero
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Libri
18 agosto 2010
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Un capolavoro, e altre cose

Ecco otto segnalazioni arbitrarie (alcune assai tardive) di mezza estate.

Vita e destino (Grossman)
Capolavoro incredibile, sorprendente, kolossal, un must assoluto. Resistete le prime cento pagine e cercate di memorizzare i nomi di tutti quei personaggi: non ve ne pentirete. Il paragone con Guerra e pace non è affatto azzardato, del resto era nelle intenzioni dell’autore (un corrispondente di guerra, ebreo assimilato sovietico, che a Stalingrado c’era davvero). Qualcuno ha scritto che dopo aver letto Grossman uno è costretto ad attaccare anche l’ultima sua resistenza interna: è vero, è possibile che nazismo e comunismo sovietico fossero davvero analoghi. Il dialogo centrale dell’enorme opera, quello che si svolge nel lindo ufficio di direttore di Treblinka fra l’Ss Liss e il vecchio bolscevico detenuto Mostovkoy, illumina e penetra più di ogni saggio. Il cammino degli ebrei nel corridoio verso la camera a gas sembra di farlo insieme a loro. E ognuno è portato a interrogarsi su eroismi e viltà, e su quanto sapremmo resistere alla pressione di uno Stato totalitario.

L’eleganza del riccio (Barbery)
Abbandonato dopo 50 pagine, illeggibile, irritante. Vuota esibizione di filosofismo raccogliticcio.

Zia Mame (Dennis)
Carino, ambientazione perfetta nell’America degli anni Trenta e Quaranta (sì, gli stessi anni durante i quali, in Urss… ma anche qui dentro ci sono gli antisemiti).

L’umiliazione (Roth)
Prevedibile, scontato. Un po’ di stereotipi prevalentemente a sfondo sessuale sulla decadenza senile del maschio.

Game change (Heilemann-Halperin sulle presidenziali Usa)
Stracolmo di aneddoti, fulminante sulla Palin, divertente sulle follie del vecchio Bill Clinton e su quanto sia tosta Hillary, istruttivo sui lati deboli di Obama. Ma se davvero vogliono provare la rivincita appoggiando quella donna, i repubblicani sono proprio alla frutta.

Il ritratto Bellini (Goodwin, il terzo con l’investigatore ottomano, l’eunuco Yashim)
Non tradisce rispetto ai precedenti, coinvolgente, forse solo un po’ troppo cinematografico. L’inseguimento sul Canal Grande è ambientato nell’Ottocento, ma pare lo 007 di Daniel Craig.

Canale Mussolini (Pennacchi)
Bello ma non eccezionale. Confesso che l’ho letto solo perché sono affezionato ai posti, con tutta la simpatia per l’autore, non mi piace tanto l’epopea del fasciocomunista.

The politician (Andrew Young)
La storia di quel formidabile mascalzone di John Edwards raccontata da dentro lo staff. Anzi, dall’uomo (non proprio un eroe) che per coprire il candidato accettò di addossarsi una paternità clandestina che non era la sua. Cruciale per non farsi mai più fregare da un bel democratico di sinistra che parla bene.

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Libri
28 gennaio 2010
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Morto Salinger?
Intanto, visto il personaggio, chissà se è morto davvero (ok, lo dice il figlio, poi aveva in effetti 91 anni). E poi, pensate se fosse vera la leggenda secondo la quale esistono, nascosti, decine di manoscritti dei quali aveva ordinato la pubblicazione solo dopo la morte. Sarebbe il caso letterario del decennio. E ci sarebbe tante cose meravigliose da leggere.
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Libri
5 gennaio 2010
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ammaniti wu ming 1945
Altai, Ammaniti, Anonima...
Una bella tripletta. Non capita spesso. Va festeggiato l'evento. Fra Natale e Befana, grazie a un po' di vacanze e a un filo di febbre, ho letto tre libri e - questo l'evento - erano tutti e tre belli.
Bisogna anche dire che andavo quasi sul sicuro.
Altai
, l'ultimo di Wu Ming, in remota continuità con il capolavoro d'inizio che fu Q, le insospettabili (e possibili) tappe di avvicinamento a uno dei momenti di svolta della storia europea, cioè la battaglia di Lepanto.
Che la festa cominci
di Niccolò Ammaniti, che del resto sta già in cima alle classifiche e quindi non ci vuole tanta fantasia (lui invece ne ha messa parecchia, anche se si è fatto aiutare da robetta come Jurassic Park e Indiana Jones, e un po' forse anche da Carlo Verdone).
Infine Una donna a Berlino, diario sorprendente e scioccante di una anonima signora tedesca, intellettuale e raffinata, colta a Berlino dall'arrivo dell'Armata Rossa fra l'aprile e il giugno '45: sì, è la famigerata storia nella quale, alla liberazione dal nazismo, si accompagnano gli stupri di massa dei soldati sovietici. Raccontata con una lucidità e una modernità disarmanti da una vittima che ha voluto e saputo attraversare quelle settimane e uscirne viva, e neanche devastata per sempre.
Sono tutti di Einaudi, non ci posso fare niente.
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Libri
11 dicembre 2009
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Roma in tilt, è l'era (breve) di Aledanno
Roma in tilt. Dicembre è il mese nero di una mobilità cittadina che non ha mai smesso di essere disastrosa. Giornate nelle quali i romani scuotono la testa e pensano: «Neanche questo ce l’ha fatta».
In realtà «questo», Gianni Alemanno, non si fa tanti problemi. Un anno e mezzo da sindaco, e già la città ha capito che il suo mandato non passerà alla storia. La prima volta di un post-missino al Campidoglio, e la rivoluzione annunciata s’è inabissata subito. Neppure i tassisti sono contenti dell’uomo che hanno spedito, con le buone e più spesso le cattive, al governo. La sicurezza promessa, soprattutto alle periferie, è un lontano ricordo, e per le strade domina la legge del più forte dopo i molti messaggi di “liberi tutti” lanciati dall’amministrazione (parcheggi a pagamento tolti e rimessi, multe condonate, apertura dei varchi ztl, libertà di doppia fila).
Insomma, fallimento su tutte le questioni che i cittadini possono valutare con mano. Per il sito Dagospia, il sindaco è ormai definitivamente Aledanno.
Lui non se ne cruccia. E giovedì sera, quando terribili ingorghi si erano appena sciolti, ha raccolto la Roma che conta intorno al più banale feticcio della politica di questi tempi: una fondazione. Con dispendio di fantasia si chiama Nuova Italia, dichiara di volersi occupare dell’agenda delle riforme per il paese e, incongruamente con questa ambizione nazionale, è presieduta dal sindaco di Roma. Il quale poi è volato a Londra: un po’ week-end prenatalizio da italiano coi soldi, un po’ visita ai cantieri olimpici. Da ammirare e dimenticare.
Per dirla con una frase: Alemanno è in Campidoglio da diciannove mesi ma già si sente con un piede fuori. Fare il sindaco non è mai stata la sua vera ambizione e più rapido sarà il passaggio verso una leadership nazionale, più contento sarà: come Rutelli e Veltroni ma a velocità tripla, e senza la passione per il mestiere che i due se non altro fecero mostra di avere.
Tracce, spunti e conferme intorno a questo percorso si trovano nell’ottimo libro del giornalista del Foglio Claudio Cerasa (La presa di Roma, Bur), utile a chi voglia aggiornarsi sulla nuova mappa del potere romano nell’era alemanniana.
Il libro di Cerasa fa intendere che, naturalmente, il vero potere romano non è cambiato affatto nel trasloco capitolino da sinistra a destra. Si è adattato ai nuovi padroni politici, e dopo averne agevolato l’ascesa gode ora del trattamento privilegiato di un’amministrazione subalterna come mai prima.
Nella ricca galleria di personaggi dominano, in questo ruolo, Caltagirone e Malagò, col contorno del generone dei circoli sportivi e sotto la complessa architettura di banche, enti, fondazioni, camere di commercio. L’effetto si coglie subito: sono colonne che resteranno al proprio posto, mentre i vari Croppi, Rampelli, Augello (più altri, meno presentabili) corrono per un’avventura che li porterà presto lontano dagli uffici con vista sui fori.
C’è poi il capitolo del rapporto col Vaticano, fin qui pezzo forte della costruzione alemanniana di se stesso, dove si rileva come sull’altare della ri-vaticanizzazione di Roma proceda la cancellazione della storia risorgimentale che la fece Capitale.
Le relazioni coi poteri ci portano misurare analogie e differenze fra il raider Alemanno e chi l’ha preceduto. Bisognerà approfondire il tema, che è di grande interesse perché tocca il destino di una metropoli più usata che governata, vittima del sovrapporsi di ambiziose classi dirigenti nazionali e mediocri classi dirigenti locali. Cerasa ne parla, ma potrà tornarci su (approfondendo per esempio il luogo comune, accolto troppo supinamente, che il centrosinistra abbia abbandonato le periferie: il giudizio andrebbe dato almeno sull’arco dei mandati dal ’93).
Rutelli, Veltroni dopo di lui (e Bettini sempre) hanno edificato un sistema di potere che alla fine ha estenuato la città di mezzo, ma ha sostenuto un ciclo col quale tutti, dopo averlo condannato, devono fare i conti (infatti Alemanno/Croppi li fanno). Tanti errori, ma anche cambiamenti autentici (certo, contrattati con le immobiliari) nell’auto-percezione, nella materialità e nel tessuto urbano della città.
Prima di poter dire che Alemanno abbia fatto un decimo di quel lavoro, probabilmente lui sarà già altrove. Se si districa dal traffico.

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Libri
1 novembre 2009
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Ancora cose da leggere
Devo aggiornare l'elenco dei libri di un anno. Chiaro che dopo l'estate il ritmo s'è rallentato, per certi aspetti drammaticamente rallentato. Ci sono sul comodino cose che ormai disperano di essere terminate. Comunque, ecco qui.

Indignazione, Philip Roth
La separazione del maschio, Francesco Piccolo
L'assedio di Vienna, John Stoye
I sette colli, Guida geologica a una Roma mai vista, AaVv
Il sarto di Ulm, Lucio Magri
Vita e destino, Vasilij Grossman

Ok, gli ultimi due sono ancora in corso, non è roba leggera. Precedono nella coda Dan Brown, e può anche darsi che lui si infili e finisca prima: piuttosto rapido (da leggere) no?
Piuttosto prego soffermarsi sulla guida geologica. Magari io sarò un po' fanatico di certe cose, ma chiunque ami Roma o sia interessato a come è fatta e come è nata, scoprirà qui cose francamente impensabili. Ne faccio solo pochi esempi, per chi non sapeva (magari lo sapevano tutti):
  1. Che prima dei romani, qui vivevano gli elefanti. Tanti elefanti.
  2. Che via Labicana, via del Tritone, via San Gregorio, via Barberini e altre: tutte sorgono sul corso di vecchi affluenti del Tevere.
  3. Che l'Appia Antica è su una colata lavica.
  4. Perché il Colosseo è caduto da una parte e non dall'altra.
  5. Fin dove potevano arrivare le inondazioni del fiume.
  6. Che il Tevere scorreva a Cinecittà.
  7. Che Fontana di Trevi serviva come abbeveratoio, e perché è proprio lì.

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Libri
31 ottobre 2009
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Level26, la letteratura di domani, cioè oggi
Parlo di qualcosa che non leggerò mai, perché a me l'horror fa orrore (cioè, fa troppa paura, e qui poi siamo al top della paura). Oggi però grazie a Chiara Pazzaglia di Alias del manifesto (peccato non sia in rete il pezzo) ho scoperto tardivamente (sì, tutti voi ne saprete già tutto da mesi) qual è un probabile futuro della letteratura, anzi il suo presente prossimo.
L'ho trovato comunque raccontato bene anche qui su Wired ed è Level 26, il libro di Anthony E. Zuicker che già da settimane - anche in Italia - raduna un popolo di appassionati intorno a una esperienza multimediale che sembra ovvia, a pensarci prima.
In pratica, uno legge un libro di pura paura (stasera è Halloween, ahimè) e man mano che procede trova passwords che gli apriranno sul relativo sito ufficiale altrettanti minifilm in qualche modo collegati al passaggio che sta leggendo.
Presto, come racconta Zuicker a Pazzaglia, quando il libro sarà leggibile su iPhone, l'ipertesto sarà raggiungibile in tempo reale, mentre leggi.
Va da sé che il forum sul sito è già strapieno di addicted che discutono il libro, discutono i video, protestano, propongono idee per i sequels. Perché è esattamente ciò che gli viene chiesto di fare.
Cambiano così le abitudini di lettura - oppure non cambiano affatto, dipende dalla libertà del fruitore - e la fantasia può a seconda dei gusti arricchirsi o svanire. Appunto: dipende, è un test per ciascuno.
Level 26 è il primo di una trilogia, per quanto riguarda Zuicker (uno degli autori di Csi). Forse è il primo di qualcosa di più lungo.
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Libri
20 settembre 2009
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I libri di un anno
Sarà più di un anno che non aggiorno la lista dei libri letti. Così, per passare il tempo in una domenica mezza piovosa... Qualcosa resterà fuori di sicuro, l'ordine è totalmente casuale: come sono finiti accumulati sul tavolo e vicino al letto.

Il club dei padri estinti, Haig
Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte, Haddon
Alamein 1933-1962, Caccia Dominioni
Un po' più in là sulla destra, Vargas
Il fantasma del leader, Sardoni
Acab, Bonini
Il mambo degli orsi, Lansdale
Rumble Tumble, Lansdale
Il gioco dell'angelo, Ruiz Zafon
Una passione sinistra, Gamberale
Shakespeare scriveva per soldi, Hornby
La regina dei castelli di carta, Larsson
Il Budda delle periferie, Kureishi
Nemico, amico, amante..., Munro
La signora in verde, Indridason
Sotto la città, Indridason
Diario 1937-1943, Ciano
Un anno terribile, Fante
La cattedrale del mare, Falcones
Il corpo, Kureishi
Per alleviare insopportabili impulsi, Englander
Britain's last Tommies, Ven Emden
Stella del mattino, Wu Ming 4
Marina, Ruiz Zafon
Mussolini l'alleato, De Felice
8 settembre, una nazione allo sbando, Aga Rossi
Leadership e potere, Nye
The American civil war, AaVv
Omicidio a Road Hill house, Summerscale
La lingua perduta delle gru, Leavitt
La rovina romana, Fotia

Ok, guardando la lista dopo averla scritta capisco che non ne esco benissimo. Può darsi che sugli scaffali al giornale ci sia qualcos'altro di meglio, ma non un granché. E qui c'è parecchia roba evitabile, davvero troppo poca classica (De Felice per dire è una rilettura), poche cose che rimarranno nella memoria a vita. E ammetto che mancano i fondamentali del momento: niente Tremonti, niente papa, niente Veltroni, niente Zia Mame, niente Kinsella. Fighi saggi politici americani, nothing (tanto me li raccontano i colleghi e le colleghe più svegli).
Che volete farci. Se è per questo, non ho messo nella lista il libro più divertente che ho avuto fra le mani. È nella stanza di Lorenzo, in effetti, e si chiama L'immonda storia del mondo. Insomma, a momenti ho i gusti di un undicenne.
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Libri
7 agosto 2008
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Fra rapimenti, pazzie, matrimoni falliti e bimbi sofferenti
Non è che l'abbia fatto apposta, anzi avendo maggiore lucidità sarebbero state più adatte altre scelte. Sta di fatto che questa è la lista dei libri letti fin qui quest'estate, dopo La strada di McCarthy di cui scrivevo qualche post fa, e La solitudine dei numeri primi di Giordano.
Uomini che odiano le donne di Stieg Larsson. Quello che ti meriti di Anne Holt. Una cosa da nulla di Mark Haddon. Chesil Beach, di Ian McEwan. L'isola della paura, di Dennis Lehane.

Ora, sono contento di averli letti e magari ne scriverò più avanti. Ma il catalogo comprende, a caso: bambini sequestrati e uccisi, padri e madri impazziti, matrimoni falliti con dolore, incesti, devianze giovanili, violenze su minori assortite, tradimenti.
La costante, in particolare, sono padri fuori di testa che ne combinano di tutti i colori ai propri figli (o condividono con loro sofferenze estreme, McCarthy).
Non è stata esattamente una compagnia di lettura che mi abbia sollevato. E quando Lorenzo e io salivamo sul ghiacciaio con le squadrette degli sci club della Valtellina, guardando in funivia lui e gli altri microbi intabarrati nei loro caschi non potevo fare a meno di pensare al primo terribile capitolo di Paolo Giordano, con la bambina spinta dal fanatismo del padre a rovinarsi l'esistenza in un crepaccio al lato di una pista di sci.
Forse quest'estate era meglio una rilettura di Wodehouse. 
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Libri
13 luglio 2008
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Figlio e padre in fondo alla Strada
Come mi aveva suggerito ermagister fra i commenti su Paolo Giordano, ho vinto la pigra ritrosia verso Corman MacCarthy e ho letto La strada. Cioè, fino a un certo punto l'ho letta. Poi non sono più sicuro, perché sulle ultime dieci pagine ho solo versato lacrime, avevo gli occhi pieni e sicuramente qualche riga m'è scappata.
Un po' è perché, si sa, gli anziani diventano romantici, o depressi, e piangono per nulla. Un po' perché qui non c'è affatto "nulla". C'è grande scrittura, grande clima, grande profondità nel cogliere la maturità del rapporto che nasce (può nascere) fra un padre e un figlio in età pre-adulta.
Ci sono solo loro due, lungo questa infernale strada che percorre un pianeta post-atomico, o qualcosa del genere, vuoto di tutto ma pieno di violenza, pericolo, disperazione assoluta. In realtà però non sono mai soli, sia perché la strada è luogo di incontri assurdi, sia perché sono sempre accompagnati dalla memoria - privilegio o condanna di uno solo dei due - di com'era il mondo quando era vivo.
Come sa un padre, non c'è un forte e un debole in questo rapporto. Non c'è uno che sa e capisce, e l'altro che impara soltanto. La protezione è reciproca, sotto le coperte puzzolenti che riparano dal gelo e dalla pioggia, portate via da case in disfacimento, dai corpi mummificati di gente morta da anni.
E certo non è una cosa sana, questo rapporto: i bambini devono essere bambini, poter giocare, non essere costretti o portati a capire e condividere tutti i dolori e i processi mentali degli adulti. Sia nel mondo post-atomico, che in quello pre-atomico come il nostro. Infatti La strada è il racconto di qualcosa di sbagliato, di un mondo dove il posto dei bambini - non c'è bisogno di aspettare che esploda la bomba perché sia così - non è quello giusto.
L'evidenza di questo rapporto troppo paritario, fino al suo rovesciamento, diventa dolorosa e tragica alla fine, in una conclusione perfino prevedibile, compreso il raggio di speranza sul futuro (c'è perfino... una bambina). Ma non si piange per questo. Si piange per noi stessi, perché non vorremmo lasciarli mai, vorremmo vedere tutto quando le cose torneranno ad andare bene, e condividere non solo la fatica ma anche la gioia.
Siamo tanto più fortunati del povero papà di McCarthy: lui è uno di noi, buono fra i cattivi, che nel figlio può solo rovesciare immenso amore e il titanico compito di salvare la specie, senza poter sperare di salvare se stesso. Ma a ben vedere il nostro destino non è molto diverso dal suo.
permalink | inviato da stefano menichini il 13/7/2008 alle 11:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0)


Libri
10 luglio 2008
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Il Libro del Pd
Importa poco che dei titoli in classifica io ne abbia letti a stento due o tre. L'iniziativa dei giovani democratici di Milano è divertente e pare abbia successo. È la classifica dei libri che dovrebbero fondare il Pd e la sottoporanno a Veltroni un giorno della settimana prossima. Una di quelle cose per le quali va pazzo...
permalink | inviato da stefano menichini il 10/7/2008 alle 17:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0)


Libri
6 luglio 2008
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Invecchio, mi piacciono i bestseller
Il primo è stato Sandro Veronesi con Caos calmo. In verità, molto tempo prima, nell'età della pietra, c'era stato Il nome della rosa. Ma è solo ora, in era contemporanea, che mi capita di farmi piacere i best-seller. Peggio, i best-seller italiani (...) Il fatto è che mettono sistematicamente di mezzo i bambini (che non è esattamente una novità travolgente). Cioè, mettono di mezzo il rapporto fra adulti e bambini nella modalità contemporanea di tanti genitori/pochi figli/amori esagerati/attenzione spasmodica. Che è la mia, per tanti motivi, non c'è dubbio.
Ma andiamo su Paolo Giordano, che lo merita. L'altra notte ho aperto La solitudine dei numeri primi alle 22 e l'ho chiuso alle 3...

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Libri
24 giugno 2008
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Avercela con Littel, un Ss come noi
Mi ha molto colpito questo articolo di Yehoshua sulla Stampa, un duro attacco a uno degli scrittori culto del momento. Jonathan Littel mi ha fatto davvero penare, la lettura delle Benevole è stato un alternarsi di sofferenza umana, godimento letterario, puro interesse storico, e ci ho messo parecchio per finirlo. Adesso che il libro è arrivato in Israele scoppia un casino, mi pare anche un po' cercato dallo stesso Littel in questa dura intervista ad Haaretz di un paio di mesi fa. Ed è chiaro che il meglio (o il peggio) deve venire...

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Libri
29 maggio 2008
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'68 '77 generazioni
La generazione che ci ha fregato
Oggi la cosa migliore da leggere è questo articolo sulla Stampa di uno che fa l'accademico, è appena un po' più giovane di me (tre anni) e dice sul rapporto fra la mia generazione e quella del '68 cose che condivido molto. Proverò prima o poi a metterle per esteso, magari mi saranno utili anche i testi che cita Gadi Luzzatto Voghera nel suo articolo («Sessantottini la casta che mi ha tradito»). Ma insomma, l'essenziale è che siamo stati un po' fregati, e ci siamo anche fatti fregare parecchio...

continua >>
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Libri
9 marzo 2008
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La banda Bellini
Ho fatto il '77, ma non sono mai stato in un gruppo di antifascismo militante, Si diceva così, con fine metafora, per definire quelli che picchiavano e si facevano picchiare. Ho visto bastoni, gli stalin, li tenevamo nella soffitta di scuola. ne ho impugnato uno una volta sola, ai bordi del prato che ci separava dall'Istituto Nautico, una delle scuole più nere di Roma: non arrivarono (non quel giorno), così la mia arte marziale non è stata messa alla prova. Meno male...

continua >>
permalink | inviato da stefano menichini il 9/3/2008 alle 18:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (13)


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