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19 febbraio 2011
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L'Italia risorge, solo per una sera
Avrà ripetuto la parola memorabile almeno una cinquantina di volte. Ma è chiaro che la cosa davvero memorabile l’ha fatta lui, Roberto Benigni, con la sgangherata e trascinante lezione sulla passione risorgimentale che ha dato un senso alla serata sanremese e segnerà probabilmente il momento più efficace di tutte le celebrazioni per i 150 anni dell’unità.
Sono stati quaranta minuti di flebile divertimento, qualche approssimazione storica e puro magnetismo attoriale. Al culmine, l’Inno di Mameli è stato cantato come non ricapiterà mai più, motivo per cui Napolitano vorrebbe che questa parte dell’apparizione di Benigni (depurata dei riferimenti a minorenni e cavalieri) circolasse nelle scuole per trasmettere stimoli di patriottismo a ragazzi che non ne ricevono certo molti altri.
Il governo, dando prova di una certa agilità, ha messo il cappello su una delle sue bestie nere, quel Benigni i cui sarcasmi sono temuti come l’inchiesta di un pm. Punte di diciannove milioni di spettatori e di share al 67 per cento spianano ogni rancore: da ieri La Russa è il fan più sfegatato del comico più rosso. Così alla serata sanremese è seguita la mattinata a combattere contro i ministri leghisti per far valere l’orgoglio nazionale.
Il fatto è che Benigni mercoledì sera ha realizzato qualcosa che per la politica è impensabile: un gesto di riunificazione, sotto una bandiera sbiadita come quella dell’amor di patria e nel nome della dignità di un popolo. E allora va detto che il capolavoro del comico fa risaltare le pochezze altrui.
Diventa macroscopico l’affanno di un governo che deve faticare tanto per imporre una semplice data di festa. Appare ancora più piccina la figura di un premier che insiste a voler essere solo un fattore di divisione e tensione. Ed escono fuori le piccolezze di chi nel teatro Italia recita solo per se stesso. Come Michele Santoro, incapace di condividere una serata di successo Rai e ansioso solo di ribadire per sé un improbabile ruolo di martire, riducendo lo show di Benigni a controprogrammazione di regime. Una plateale figuraccia, in attesa di sapere se a Giuliano Ferrara, tornato in auge come consigliere del principe, sia venuta anche l’altra sera la voglia di tirare le uova al teleschermo occupato da Benigni. 
Perché purtroppo c'è tanta gente capace solo di dividere un paese che invece chiede a chiunque, perfino a un attore, le ragioni per ritrovarsi unito.
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Showbiz
26 gennaio 2011
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Le invasioni barbariche del premier
I più sono convinti che si tratti di una strategia: invadere le televisioni per imporre al grande pubblico, quello lontano dai quotidiani, la propria tesi su Ruby. E che anche l’aggressione a Gad Lerner sia stata per Berlusconi un’operazione lucida, improvvisata ma intenzionale.
Può darsi, anche se è ormai evidente che le capacità taumaturgiche del comunicatore Berlusconi sono sopravvalutate. Lo dimostrano anche lo spreco di energie e i danni collaterali dell’assalto all’Infedele, trasmissione che per tipo di pubblico non dovrebbe rientrare nel target del presidente del consiglio: l’altra sera eravamo più all’isteria, che al sabotaggio scientifico.
Comunque sia, come al solito sarà in televisione e non nei tribunali o in parlamento che Berlusconi giocherà la sua ultima partita. E per una volta va detto che non sta bene neanche sotto questo punto di vista.
A parte il venefico Signorini, i testimonial tv di Berlusconi sono ormai scarsi e spompati. Se si rivelasse vera, la notizia del siluramento di Emilio Fede dal Tg4 segnerebbe la fine di un’epoca (e probabilmente di un uomo) ma anche l’esaurimento di un format. Iva Zanicchi, eroina dell’Infedele, s’è lasciata sfuggire un «chi se ne frega di Berlusconi» aggiungendo che Lerner e Santoro sono gran signori. I più frequenti ospiti di parte destra, da La Russa a Santanché, si distinguono più per le fughe dagli studi che per il ficcante argomentare. Insomma, non stupisce che, forzando, Berlusconi si senta costretto a fare da sé.
Questo causerà problemi, non nel reame Mediaset ma in Rai e la7: i programmi vanno protetti dalle invasioni barbariche del premier.
Considerato anche lui a palazzo Grazioli testimonial ormai inutile, Mauro Masi è alla macchia da tempo. La sua più ficcante iniziativa recente è una circolare che raccomanda la perfetta lottizzazione del pubblico dei talk-show. Santoro si è ribellato, Floris ha già provveduto da tempo. Il problema sarebbe facile da risolvere adottando – fatecelo dire per una volta – l’ottimo asettico sistema di Vespa: si applaude solo dopo i break pubblicitari. E comunque quella delle claques sarà in effetti una presenza molesta, più da Colosseo che da luoghi di dibattito. Ma mai come quella del presidente del consiglio.
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30 ottobre 2010
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Un comico molto serio
Il discorso di Jon Stewart  davanti a Capitol Hill, per il Rally to Restore Sanity. Contro la paura, contro la follia della politica e della televisione impazzite. Un comico tv, come ne abbiamo anche noi, ma molto diverso da quelli che abbiamo noi. Non solo per la professionalità mostruosa che ha sempre, ma per il senso di responsabilità e di attaccamento ai codici democratici che ha dimostrato in questa incredibile occasione, portando a Washington, col "collega" Colbert, centinaia di migliaia di persone e concludendo così il suo spettacolo.

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21 ottobre 2010
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Ma non chiamatela libertà di stampa
Ieri sera, di nuovo, gran teatro. Audience ovviamente pazzesca: Annozero è andata vicino a sei milioni e mezzo. La compagnia di giro si affida ai personaggi fissi – Belpietro, Travaglio, De Gregorio, Mentana – ma poi c’è la guest star che assicura il botto. E grazie alla goffaggine di Mauro Masi, Roberto Saviano si è ormai trasformato, da testimonial positivo e apolitico dell’impegno intellettuale contro il crimine, in accusatore vivente delle ristrettezze mentali e delle velleità censorie del berlusconismo morente. Ieri sera gli hanno imposto (si è fatto imporre) una ulteriore trasformazione, non in meglio: punto di riferimento alto di un dibattito piuttosto basso sui compensi dei conduttori, l’entità dei contratti Rai, le anzianità di servizio. Una discussione da anticamera dell’ufficio del personale. Ma a sei milioni e mezzo quasi di italiani è andata bene così, dunque amen.
La televisione si avvolge sempre più intorno a se stessa, produce virus e antivirus, mostri e cavalieri, vittime e carnefici. Nei titoli di testa dei giornali, dove una volta campeggiavano il dibattito politico e lo scontro sociale, ora si alternano Minzolini e Gabanelli, Santoro e Feltri, Fazio e Floris, Dandini e Vespa.
Nessuna sorpresa che il popolo, di destra e di sinistra, si sia ormai fatto declassare in pubblico, pura tifoseria televisiva, nella convinzione che il prevalere della propria parte possa dipendere dal miglior sermone di Travaglio, dalla più bella vignetta di Vauro, dal più acido commento di Belpietro. Anche la rete s’è arresa al vecchio medium che pretendeva di sostituire: alla vigilia dei talk-show più caldi si eccitano forum e gruppi d’ascolto; la mattina dopo lo scontro fra i big è replicato in versione povera, con l’unica originalità del linguaggio senza limiti.
La politica insegue, reclama spazio, si adegua all’agenda dei conduttori, accetta ogni tema pur di esserci. Per tanti eletti dal popolo la materia prima di lavoro non sono il fisco, i rifiuti, la disoccupazione, ma il contratto di Benigni, i moniti al Tg1, la sospensione di Santoro: è anche il prezzo da pagare per essere poi ammessi a battersi nell’arena.
Banale dire che la vita vera rimane fuori, perché ormai sappiamo che invece la realtà attraversa lo schermo e ne è in gran parte prodotta. Siamo rassegnati alla videocrazia bipolare, la studiamo e ci muoviamo ai suoi margini, evitiamo il passatismo, aborriamo ogni snobismo. Solo, preferiremmo che non chiamassero questo infinito show libertà di stampa.
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10 ottobre 2010
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U2 360°
Sunday bloody Sunday

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10 ottobre 2010
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u2 360°
With you or without you

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10 ottobre 2010
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U2 360°
Elevation

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10 ottobre 2010
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u2 bono vox 360°
Quando l'Olimpico ha mozzato il fiato a Bono
Lui aveva cominciato I still haven't found for quando lo stadio gli fatto una sorpresa. Per una volta lo spettacolo lo davano loro, per lui. Oltre tutto, è anche l'unico video degli U2 nel quale compaiono anche i Menichini.


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10 ottobre 2010
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u2 360°
Gli U2 all'Olimpico (dal mio punto di vista)

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31 agosto 2010
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mentana la7
Bravo Mentana, ma è un rigore
Il tg di Mentana su la7 merita il successo e il tifo. Ma bisogna anche dire che, considerando il resto, fare un telegiornale decente di questi tempi è come battere un rigore. Il fatto poi che in una sola sera Fede sia retrocesso all'ultimo posto dei telegiornali nazionali, è la ciliegina sulla torta.

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24 maggio 2010
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lost
Ci mancherà
Siccome tanta altra gente deve vederlo, tra stasera (v.o. sottotitolato in italiano) e giovedì (in italiano), non dico nulla, ma proprio nulla delle ultime due puntate di Lost, per le quali mi sono alzato alle 6 stamattina.Se non questo: se vi siete appassionati almeno un po' in questi cinque anni, vedetele. Io, lo confesso, a un cert
o punto ho pianto come un capretto, e con me molti milioni di persone.
Tre battute dicono molto, sull'intera serie e su come finisce. Sawyer: «See me where?». Kate: «It's over». Il papà di Jack: «Not living, moving on».

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20 maggio 2010
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santoro annozero masi rai pd berlusconi
Arriva adesso il vero Santoro
Non vi illudete, voi di destra che avete Michele Santoro sulle scatole e che come Berlusconi vivete ogni sua trasmissione come un incubo. E non vi illudete neanche voi di sinistra, che non sopportate i predicozzi, la faciloneria populista e la pretesa di spiegare alla politica come si fa politica. Santoro non vi lascerà tranquilli.
Non lo farebbe neanche per il doppio di quei sette o dieci milioni di euro che la Rai pare avergli promesso per toglierselo dai piedi. Non siate stupidi e soprattutto rassicurate il popolo viola disorientato e confuso: Michele non è uomo che si faccia comprare. Si arricchisce, questo sì, a ogni passaggio aziendale e politico. Ma per reinvestire, non per vivere di rendita. E questo farà anche stavolta: reinvestirà, sia i soldi veri, sia il capitale di consenso accumulato negli anni grazie alla sua bravura professionale e alla imbecillità dei goffi censori berlusconiani.
La svolta nella sua testa s’è consumata dopo Raiperunanotte, la kermesse di due mesi fa: manifestazione politica, trasmissione tv, evento multimediale. Roba d’avanguardia per rilanciare un concetto antico: l’agenda della sinistra la scrivo io (ben più di De Benedetti, si rassegni l’ex tessera numero uno), chi non si adegua farà i conti col popolo degli indignati.
Svincolato dalle pastoie Rai, Santoro potrà esercitare ancor più liberamente questa leadership, con molte altre serate come quella. E magari spostare l’offensiva sul piano propriamente politico (mai fino in fondo però, mai rinunciando allo scudo formidabile della libertà d’informazione).
Pensate quale effetto avrebbe l’annuncio che i milioni ricevuti da Masi sono in realtà il primo mattone di un nuovo movimento politico destinato prima a mettere da parte l’immobile e inutile Pd, poi a inscenare l’ultimo Ok Corral con Berlusconi: in un giorno i sette milioni si raddoppierebbero.
Fantapolitica? Forse. Lo pensammo anche tanti anni fa, leggendo che un tale stava fondando un partito mandando delle videocassette alle televisioni.
PS. Chiaro che se invece non va così, e Santoro i soldi li tiene per sé, tutto questo discorso cade e un’altra missione si compie: da Servire il popolo a Il popolo è servito.


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2 marzo 2010
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Che esagerazione intorno ai talk show
I passacarte che rappresentano il centrodestra nel consiglio d’amministrazione Rai hanno guadagnato ieri la pagnotta scaricando sul parlamento la colpa dell’oscuramento dei talk show televisivi nel mese elettorale. Basterebbe l’umiliazione alla quale loro e il loro direttore generale si sottopongono volontariamente, senza bisogno di aggiungere commenti. Neanche le aziende di stato sovietiche erano così supine ai voleri governativi, anzi almeno laggiù in nome dell’emulazione socialista si cercava di produrre di più, non di cancellare le proprie produzioni.
Un altro tassello si va ad aggiungere a questo straordinario caso-Italia, ormai di studio nel mondo. L’unico paese democratico nel quale non si sia capaci di presentarsi alle elezioni e vengano proibiti i dibattiti politici nel momento di massima attenzione popolare.
Detto questo, appare eccessiva l’enfasi da crociata che si è alzata intorno ai conduttori messi a tacere dalla Rai. La vicenda è ridicola, grottesca, anche grave. Ma piangere sulla democrazia compromessa e sulle libertà fondamentali conculcate vuol dire assegnare a Vespa, Santoro, Floris e Paragone un carico troppo pesante anche per le loro solide spalle.
Con quel che succede in Italia, e quel che passa l’informazione tv, non saranno venti giorni senza Ballarò a farci precipitare nella barbarie, né del resto venti giorni di Ballarò (o Porta a porta, o Annozero) hanno fin qui salvato la sostanza o la forma della nostra democrazia.
Il culto della personalità intorno ai conduttori televisivi, di cui la carta stampata è grandemente corresponsabile, è rischioso perché sposta l’attenzione rispetto ai doveri generali del servizio pubblico tv. Che è di qualità bassa non solo per responsabilità dei passacarte di viale Mazzini, ma anche perché l’autostima e l’orgoglio professionale dei giornalisti sono sempre o troppo bassi, o troppo alti.  
Ps. Si potrebbe pensare che questa posizione di Europa sia influenzata dal fatto che quando una vera lesione democratica era in corso e decine di giornali rischiavano la chiusura definitiva per un diktat governativo, non una sola parola sul tema è stata spesa dai conduttori-angeli della libertà, né dai loro ospiti. Beh, chi lo pensasse avrebbe qualche ragione.

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9 febbraio 2010
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letterman oprah leno cbs
Quindici secondi storici
Letterman, Oprah, Leno insieme per la prima e forse unica volta. Quindici secondi che fanno la storia dell'advertising e dei talk show. È lo spot per il Letterman Show mandato dalla Cbs durante il Superbowl.


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2 febbraio 2010
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Roba da spin
Facendo parecchio lavoro di comunicazione e pr - settori in cui sono esperti, a prescindere dai risultati ottenuti nel corso degli anni - Claudio Velardi e Fabrizio Rondolino stanno riuscendo a far passare ogni tanto sui giornali la loro creatura, il sito di retroscena politico The Front page.
Certo, paradossale che per presentare un blog che sostanzialmente prova a seguire le piste di Dagospia abbiano dovuto prendere le distanze dall'informazione politica come gossip... Per poi fare sostanzialmente la stessa cosa (vedasi scontro con Fini, sul quale la coppia ipotizzava che circolassero fotografie compromettenti).
E altrettanto paradossale che, per esistere veramente sulla rete, tutti abbiano ancora bisogno di esistere... sui giornali. Una lezione interessante.
Chi non si pone minimamente questo problema è quest'altro nuovo blog: Nomfup.
È uscito sul web senza farsi pubblicità, lavora secondo criteri rigorosamente web, non dichiara neanche chi ne sia l'effettivo autore dicendosi prodotto collettivo.
Secondo me è il luogo migliore che possiate trovare adesso se siete maniaci di comunicazione politica, spin doctors, manipolazione delle notizie, marketing elettorale eccetera eccetera.
Nomfup? Che cosa significa? Beh allora non siete ancora così maniaci. Nomfup è un acronimo gergale che corrisponde a Not my fucking problem, il marchio di fabbrica di Malcom Tucker. E Tucker è il pazzoide, geniale, odioso, isterico, violento protagonista di The Thick of it, la serie televisiva della Bbc che secondo me ha surclassato perfino The West Wing, e il dio dei seriali mi perdoni l'eresia. Date un'occhiata qui sul Guardian e capirete perché Tucker è su un altro pianeta, sarebbe d'accordo anche Velardi.
Tucker (l'attore è Peter Capaldi, e se siete invece quei maniaci lì vi divertirete a ritrovarlo qui da giovane) è modellato su Alastair Campbell, lo spin doctor che ha condotto alla gloria e alla rovina Tony Blair.
Un eroe, per noialtri.
A proposito, ecco che cosa pensa Ali di Thick of it o meglio della sua espansione filmica In the Loop, sempre del regista italo-scozzese Armando Iannucci. Non gli piace proprio.
In verità lui (pardon, Tucker) direbbe solo fuck off.


permalink | inviato da stefano menichini il 2/2/2010 alle 19:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0)


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