.
Annunci online


Diario
19 dicembre 2012
stampa Versione per la stampa
Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag.
Paura di votare
Improvvisamente, non hanno più fretta. Non so che cosa Ghisleri abbia detto a Berlusconi, in ogni caso lui deve essersi convinto che passando giorni interi davanti alle telecamere di qualsiasi rete tv (Santoro compreso: evidente l’interesse per il pubblico grillino) le sorti del Pdl possono essere rovesciate. E che si possa ripetere la magia (aiutata dal conflitto di interessi) già tante volte tentata.
La rimonta del 2006 su Prodi è il precedente al quale si guarda (compresa la promessa berlusconiana di allora di abolire l’Ici e quella odierna di abolire l’Imu). Come scrive Paolo Natale su Europa l’autentico rischio 2006 rimane l’inesistenza di una vera maggioranza al senato: rischio che solo una vittoria Pd più ampia di quella prevista potrebbe sventare. Neanche l’apparizione della famosa Lista Monti cambierebbe le cose.
In questo quadro, si capisce perché il Pdl, non avendo niente da perdere tanto meno l’onore, giochi cinicamente con i lavori d’aula sulla legge di stabilità. Dopo aver causato la crisi anticipata della legislatura, ora prova a riallungarne artificialmente la vita. Vedi mai che una settimana in più di occupazione del teleschermo frutti qualche decimo percentuale al mentitore seriale che abbiamo visto all’opera ieri sera.
La verità è che, dopo tanto cianciare di sovranità popolare, il Pd è l’unico partito pronto ad affrontarne il giudizio. Dagli arancioni al Pdl, da Casini a Grillo, l’impreparazione è evidente.
Operazioni improvvisate di aree eterogenee come quella nata intorno a Ingroia. Una coalizione centrista ancora in attesa dell’esito delle riflessioni di Monti. Un centrodestra disperato che torna a dipendere dai giochi di prestigio più frusti. E Grillo, anche lui: la bile con la quale commenta anche le primarie democratiche per i parlamentari, dopo quelle tra Bersani e Renzi, è la prova che l’onda di M5S s’è ormai fatta risacca.

PS. Anche i radicali sono impreparati al voto. Ma vivaddio (e viva Pannella) lo dichiarano, ne denunciano le ragioni, chiedono sostegno senza infingimenti a chi possa candidarsi dando loro qualcosa che ammettono di non avere. È lo stile di trasformare una debolezza in forza. Non sappiamo se funzionerà. Ma temiamo che se Pannella non dovesse salvarsi da questa sua ultima campagna, non ci sarebbe mai più un’altra chance per le idee radicali. La forza consiste anche nel sapersi fermare al momento giusto.
permalink | inviato da stefano menichini il 19/12/2012 alle 8:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0)


Politica
22 febbraio 2010
stampa Versione per la stampa
Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag.
Bonino, candidato che digiuna vince?
Emma Bonino in sciopero della fame e della sete rappresenta un doppio problema.
Il primo problema è ovviamente quello che Bonino pone, cioè il mancato rispetto delle regole di informazione e di disponibilità delle sedi istituzionali per la raccolta e la convalida delle firme necessarie a presentarsi alle elezioni regionali. Un tema antico, che sempre si ripresenta in occasione di consultazioni importanti per liste di piccole formazioni che non vogliano ricorrere a trucchi per aggirare l’ostacolo del quorum di sottoscrizioni da raccogliere.
Su questo punto i radicali hanno ragioni da vendere, e non si può negare loro il diritto a farle valere con gli strumenti di lotta che praticano da decenni. Per bocca del segretario Bersani, il Pd è dalla loro parte.
Il secondo problema si apre invece intorno alla figura della stessa Bonino. Ieri qualcuno ha accennato a una polemica per la sua assenza dalla manifestazione di presentazione dei candidati del centrosinistra.
Polemica sbagliata, se si rivolge alla Bonino l’accusa di voler spingere con questo gesto le liste radicali: è una scelta naturale, figlia della genesi di una candidatura che il Pd non ha concordato, ma ha accettato una volta che i radicali l’avevano decisa autonomamente.
Il problema oggettivo è che agli occhi dell’elettorato laziale, la Bonino che non beve e non mangia (tornano alla memoria i memorabili digiuni di Pannella, ingestione di urina compresa) torna a essere a tutti gli effetti radicale, di nome e di fatto. Cioè campionessa di una militanza politica totale, spinta fino all’estremo, fino a pratiche che ne segnano una irriducibile diversità dall’universo conosciuto dei politici (per non dire degli amministratori, considerando la carica alla quale si candida).
È un bene, è un male, visto che qui si tratta di conquistare il voto non di minoranza politicizzate ma di vaste masse di voto d’opinione? Impossibile e sbagliato chiedere a chicchessia di essere diverso da ciò che è, figurarsi a un radicale. Diciamo che la scommessa è al limite. E che, se il Lazio dovesse scegliere l’estremo di un digiunatore totale per farsi governare, vorrebbe dire che tanti paradigmi della politica andrebbero rivisti. Speriamo.

permalink | inviato da stefano menichini il 22/2/2010 alle 19:35


Politica
7 gennaio 2010
stampa Versione per la stampa
Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag.
Ok Bonino, ma niente giochetti radicali
Per una volta, non parliamo di un appello dei radicali. Parliamo di un appello ai radicali. Che consiste in una sola domanda: Emma Bonino si candida alla Regione Lazio perché vuole fare davvero quel mestieraccio? È importante saperlo, visto che sta per aprirsi una di quelle trattative interminabili fra il Pd e Pannella (per un accordo a livello nazionale, specificano i radicali), al termine della quale i democratici avranno sicuramente le ossa rotte, qualunque sia stato l’esito.
Allora, meglio sapere prima come stanno le cose. Ci siamo rassegnati all’evidenza che il Pd va a rimorchio degli altri: vorremmo essere sicuri che andando a rimorchio della Bonino ci si avvia verso la Pisana, e non verso una perdita di tempo che i radicali saranno bravi a trasformare in voti.
Ovviamente non è in discussione la voglia di lavorare di una donna che ha fatto alla grande il commissario europeo e il ministro. Non dimentichiamo però quando nel ’99 l’Italia si emozionò per una campagna per Bonino presidente della repubblica, che in realtà aveva come unico obiettivo raggranellare esattamente un mese dopo i voti per spedire i radicali al parlamento europeo, come infatti avvenne addirittura con l’8,7 per cento.
In questa colonna abbiamo fatto giuramento di non scandalizzarci mai. Tutti conoscono le pratiche politiche radicali. Lanciare Emma Bonino nel vuoto del campo del centrosinistra è stata una mossa brillante (che tra l’altro dimostra la superiorità del gruppo dirigente radicale rispetto a quello democratico, e anche la sua maggiore generosità visto che dal Pd nazionale nessuno ritiene di dover rischiare la faccia contro la Polverini).
Ora però succede qualcosa che neanche Pannella poteva prevedere: la candidatura Bonino s’è fatta cosa seria.
Europa sarebbe in prima fila nel sostenerla. Allora però niente giochetti, niente trattative al rialzo continuo, magari col pensiero di farle fallire e poi presentarsi all’incasso con la faccia dei martiri. Da queste parti saremo stupidi, ma coglioni no.

permalink | inviato da stefano menichini il 7/1/2010 alle 23:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0)


Politica
4 ottobre 2008
stampa Versione per la stampa
Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag.
La seria parodia dei young democrats
Fin dall’età della pietra, la politica delle organizzazioni giovanili dei partiti è stata la parodia di quella dei grandi. Sicché, quando una ventiquattrenne radicale cresciuta alla politica da Marco Cappato si è candidata alle primarie già prenotate da un paio di young democrats di provata fede, si è potuto scrivere che alla parodia dello scontro fra i nipotini di D’Alema, Veltroni e Rutelli si aggiungeva anche la pronipote di Pannella...

continua >>
permalink | inviato da stefano menichini il 4/10/2008 alle 8:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1)


Politica
8 aprile 2008
stampa Versione per la stampa
Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag.
Critici va bene, ma non si torna indietro
Va bene che tutto fa brodo a sei giorni dal voto, ma era difficile immaginare due endorsement più scoraggianti di quelli consegnati ieri da Antonio Polito sul Riformista e da Marco Pannella. Abili entrambi, e con molte verità. Ma infine riassumibili in un solo concetto poco innovativo: votiamo Veltroni perché Berlusconi è peggio. Non che sia un cattivo argomento, intendiamoci...

continua >>
permalink | inviato da stefano menichini il 8/4/2008 alle 8:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0)


Politica
6 marzo 2008
stampa Versione per la stampa
Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag.
pd radicali pannella bonino
... invece l'ultimatum ha funzionato
Invece ha funzionato. A quanto pare, i radicali hanno risposto. Per iscritto. Appena fuori dai tempi concessi da Goffredo Bettini. E hanno accettato. I posti assegnatigli. I soldi datigli. Gli spazi tv.
Se finisce così, è bene, ed è la prova che per Pannella e Bonino questo è un impegno serio, talmente serio da fargli superare anche un obiettivo sacrificio di orgoglio (e solo di questo, perché per il resto non è certo che possano lamentarsi).
Rimango con un dubbio, una riserva, che davvero la storia finisca qui, adesso. Staremo a vedere e a sentire.
Good night and good luck (we need it...)
permalink | inviato da stefano menichini il 6/3/2008 alle 23:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2)


Politica
6 marzo 2008
stampa Versione per la stampa
Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag.
Ultimatum? Ai radicali?
Se avessi un giornale da dirigere o un blog su cui parlare, e mi trovassi oggi a poter dare un consiglio a Veltroni, e se per caso lui fosse disposto ad ascoltarlo (delle quattro ipotesi solo una è impossibile: indovinate quale), direi: lasciate perdere gli ultimatum. Cercate di risolvere questa grana con Pannella nel modo più indolore possibile...

continua >>
permalink | inviato da stefano menichini il 6/3/2008 alle 16:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6)


Politica
23 febbraio 2008
stampa Versione per la stampa
Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag.
Walter fa i botti, Marco fa un passo
La tecnica ormai è chiara, ed è quella giusta. Ogni giorno Walter Veltroni spara una cartuccia, o un paio di cartucce, molto rumorose. Occupa la scena. Parla e fa parlare, di sé, delle sue proposte e – in questa fase – soprattutto dei suoi nomi. In un confronto impari con le esitazioni di Berlusconi, che non può annunciare nulla per due motivi: il programma è quello del 2001, di nomi non può farne perché troppi ostacoli e veti gli impediscono un autentico rinnovamento.

continua >>
permalink | inviato da stefano menichini il 23/2/2008 alle 15:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1)


Politica
12 febbraio 2008
stampa Versione per la stampa
Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag.
bonino pd boselli pannella radicali
Quelli che vogliono rimanere fuori
È un peccato che Boselli e gli altri socialisti rifiutino l’ingresso a pieno titolo e a testa alta nelle liste del Partito democratico.
È un peccato ancor maggiore che lo stesso capiti con Emma Bonino, in questo caso con la complicità di un Pd che non si sente con le spalle abbastanza larghe da sostenere anche il peso massimo di Marco Pannella.
È un peccato per loro, ma anche per i democratici.
Chi si trova in questo momento fuori dal Pd, ma con convinzioni riformiste, dovrebbe capire che ci sono momenti nei quali occorre avere il coraggio della rinuncia al proprio particolare e affrontare la sfida di un’avventura maggioritaria.
Nella quale tu non conti più per il piccolo margine delle tue percentuali, ma per le tue idee e le tue capacità dentro numeri ben superiori: i numeri che contano, quelli che decidono chi governa il paese e come.
Il Pd è pieno di leader politici che non sono adesso sul proscenio perché via via negli ultimi dieci anni hanno rinunciato a incarichi di direzione, alla guida di partiti o di correnti e anzi all’esistenza stessa dei propri partiti, per far parte di un progetto più grande e ambizioso. Non si capisce perché Boselli, Angius, Emma Bonino, Cappato, o lo stesso Pannella, non debbano provare a giocare se stessi nel Pd come hanno fatto – citiamo davvero a caso – Fassino, Rutelli, Castagnetti, Parisi, Fioroni, D’Antoni, Zanone, Follini… Socialisti e radicali, per parlare di loro, hanno un’identità e una storia da difendere? Perché, le persone citate non avevano alle spalle identità e storie altrettanto e magari più rilevanti? Non siamo così ingenui da pensare che il Pd sia la terra promessa e che tutti debbano solo aspirare ad abitarci. Ne vediamo tutti i limiti. Lì è però dove si decideranno le sorti del riformismo italiano e dello scontro con la destra, senza dubbio.
Con questa leadership e l’attuale linea, si vede che siamo già lontani anni luce dal compromesso storico bonsai che rischiava di essere l’unica matrice del Pd. Il Lingotto e il discorso di Spello, location da cartolina a parte, rendono già quella foto del nuovo partito ingiallita. Colori però non ce ne sono mai abbastanza.
Chiarite le regole e chiarito che un partito vero risponde a una leadership e non è un’armata Brancaleone, c’è ancora tanto spazio.
Se poi uno proprio non si vuole mischiare, se odia la compagnia troppo numerosa (in effetti, tra i quindici e i venti milioni di italiani…), allora rimanga a casa sua. Non può lamentarsi però se quando parla si rivolge a quattro pareti.
(da Europa)



permalink | inviato da stefano menichini il 12/2/2008 alle 15:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0)


Politica
17 novembre 2007
stampa Versione per la stampa
Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag.
La vera vittoria è stata a New York
Il centrosinistra si gloria per la vittoria sulla Finanziaria, e ha ragione per farlo. Quando però la polvere si sarà posata su questi mesi tormentati di politica nazionale, molto più che la legge di bilancio per il 2008 varrà – nello stato di servizio del governo Prodi – lo straordinario successo conseguito nelle aule del palazzo di Vetro, contro avversari ben più coriacei del senatore Schifani.
Per una volta l’enfasi non guasta: veder passare la mozione promossa dall’Italia per la moratoria mondiale delle pene capitali è un risultato che vale da solo un anno e mezzo di governo Prodi. Che non è stato un periodo esaltante, ma culmina col raggiungimento di un obiettivo che, francamente, non pensavamo fosse alla nostra portata.
L’elenco dei meriti è già stato fatto, e non è sterminato. Comincia da Marco Pannella ed Emma Bonino, continua con le associazioni come Sant’Egidio e Nessuno tocchi Caino, si fa forte del sostegno determinante di Massimo D’Alema e si completa con il gran lavoro sul campo del sottosegretario Vernetti e dell’ambasciatore all’Onu, Spatafora.
Diranno che è un successo virtuale, una raccomandazione destinata a cadere nel vuoto laddove la cultura dell’omicidio di stato è più radicata. Non è vero per il presente, che già vede la pena di morte rarefarsi, perfino in Cina e negli Usa. E soprattutto non è vero per il futuro: è già successo che l’affermazione formale di un principio universale penetri via via nelle coscienze e nelle politiche, e si trasformi in pratica corrente. Accadrà soprattutto se non molleremo la presa, facendoci forti del deliberato Onu, con azioni concrete contro i paesi che ospitano i boia.
Quanto alle nostre piccole cose, anche noi perenni insoddisfatti siamo per una volta felici, felici che una tempesta domestica non abbia affondato un governo che consente all’Italia di essere orgogliosa per una volta nel mondo, e che giovedì s’è meritato la sopravvivenza più a New York, che a palazzo Madama.
(da Europa)
permalink | inviato da stefano menichini il 17/11/2007 alle 10:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0)


sfoglia novembre