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Diario
12 dicembre 2012
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Berlusconiani, antiberlusconiani, e altri stereotipi
Siccome il cerchiobottismo di ritorno di Angelo Panebianco non c’era piaciuto, il Corriere ha pensato che non bastasse e ha chiesto a Ernesto Galli della Loggia e a Pierluigi Battista di metterci il carico. Uno d’apertura e uno di spalla, oggi raddoppiavano in prima pagina il medesimo concetto: povera Italia, tornata al peggio della Seconda repubblica tra berlusconiani disperati e antiberlusconiani col sangue alla bocca.
Galli della Loggia incolpando il centrosinistra di ritirare fuori contro il Cavaliere «la litania dell’Europa» (litania oggetto però di cinque pagine interne dello stesso Corriere). Battista contrapponendo alle parole e ai fatti di veri e riconoscibili dirigenti del Pdl non parole e fatti di veri e riconoscibili dirigenti del Pd, bensì «la pentola di isterismo» dei social network (che in mancanza d’altro vanno sempre bene e puoi metterli in carico a chiunque).
Per non far polemica, diciamo che speriamo che i tre editorialisti si sbaglino sul ritorno al passato. Qui non lo desidera nessuno. Quel passato fatto dei tre stereotipi dei berlusconiani, degli antiberlusconiani e degli osservatori che pur di fare gli equidistanti neanche oggi riconoscono la differenza tra uno come Berlusconi (l’avete visto poco fa?) e uno, per dire, come Bersani.
Davvero, il professor Monti non merita un aiuto così banale.
permalink | inviato da stefano menichini il 12/12/2012 alle 19:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0)


Diario
12 dicembre 2012
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Davvero per il Corriere Pd e Pdl pari sono?
Capisco lo sforzo per convincere Mario Monti a sciogliere la riserva e a candidarsi in prima persona per la guida del governo: se lo augura il Financial Times, figurarsi se non è giusto che il Corriere della Sera, dove Monti è di casa, ne faccia una campagna appassionata.
Capisco anche che Bersani non possa pretendere di essere esente dalle critiche: nel tempo gliene ha fatte tante anche Europa, in particolare quando intorno a lui prendevano piede posizioni da keynesismo in un paese solo che confondevano i vincoli di bilancio coi soprusi della tecnocrazia europea e rischiavano di mischiarsi alle destre in una confusa e velleitaria resistenza alle cessioni di sovranità.
Ogni critica ha però il suo tempo e deve avere il suo fondamento, non può ignorare le mutate condizioni, i processi politici che si sono consumati, le dichiarazioni impegnative di persone fededegne.
Per questo suona sorprendente da parte del Corriere il ritorno al cerchiobottismo di un’altra era, in un editoriale (Angelo Panebianco di ieri) nel quale di nuovo Bersani e Berlusconi vengono resi speculari, presentati alla stessa stregua come soggetti non raccomandabili per l’elettorato cosiddetto moderato dal punto di vista delle riforme da fare e, distorsione particolarmente grave in queste ore, dal punto di vista dell’affidabilità europeista.
È vero che nel centrosinistra ci sono, come scrive Panebianco, degli «antimontiani». Ma a un grande politologo non può esser sfuggito il dibattito e l’esito delle primarie, con la sconfitta di Vendola e il ribadimento da parte del Pd dell’intangibilità delle riforme montiane. Né può sorvolare a occhi chiusi sull’abisso che separa il Pd dal Pdl quanto a credenziali europee e rigore sui conti pubblici.
È inoltre inesatta la tesi secondo la quale l’Italia sia un luogo anomalo dove «argomenti antiglobalizzazione e antieuro» sono presenti sia a sinistra che a destra. Dovunque in Europa è così, in una logica di estremizzazione tipica dei tempi di crisi. Negli altri paesi, però, queste spinte sono neutralizzate in un confronto bipolare che ha l’europeismo come tratto comune fra gli poli maggiori. L’anomalia italiana è un’altra, e cioè che questa virtù è solida in un campo solo.
Allora, in paziente attesa che l’area centrista sponsorizzata dal Corriere trovi sponsor anche fra gli elettori, sarebbe più prudente per un grande giornale responsabile evitare di picconare quel poco (o molto) di affidabile che c’è ora sulla scena politica. 
permalink | inviato da stefano menichini il 12/12/2012 alle 7:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0)


Politica
18 novembre 2008
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Governi severi (con gli elettori altrui)
Perfetta la ricostruzione di Angelo Panebianco, sabato sul Corriere: il Partito democratico ce l’ha con Brunetta e Gelmini perché attaccano la sua costituency, l’elettorato democratico. Strano che Panebianco non ne ricavi una domanda in più, l’ovvio corollario: come mai i ministri di Berlusconi, come obbedissero a un mandato preciso, attaccano solo la costituency del Pd?
Questo unilateralismo (lo stesso che avvelenò il governo Prodi-Visco e in definitiva ne decretò il fallimento) è il modello di governo che Panebianco auspica? Oppure lui la pensa come Brunetta – anche se troverebbe sconveniente scriverlo in un editoriale sul Corriere – e cioè che i fannulloni d’Italia sono tutti di sinistra?...

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permalink | inviato da stefano menichini il 18/11/2008 alle 7:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0)


Politica
7 novembre 2008
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Che ne facciamo dell'antiamericanismo
Sui media americani impazza il dibattito se l’elezione di Obama chiuda per sempre, o non piuttosto apra, la questione razziale. È del tutto legittimo dunque domandarsi se nel mondo, in Europa e in Italia l’elezione di Obama non rechi con sé un’altra conseguenza epocale: la fine dell’antiamericanismo di sinistra, terzomondista, anticapitalista. Se insomma la fatidica frase di Franco Giordano «Obama è il mio presidente» non possa essere l’antipasto di un ben più rivoluzionario «siamo tutti americani».
Angelo Panebianco sul Corriere solleva la questione, evidenzia come un simile presidente dovrebbe effettivamente disarmare le fazioni ma conclude pessimista: Obama compierà scelte nell’interesse americano che non piaceranno in giro. Dunque l’antiamericanismo tornerà.
Il tema c’è, ma potrebbe essere affrontato in maniera rovesciata...

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permalink | inviato da stefano menichini il 7/11/2008 alle 7:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0)


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