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Diario
3 marzo 2012
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È l'ora del relativismo giustizialista
Svolta al Fatto e dintorni. Svolta importante.
Si chiude un’era, quella del giustizialismo duro e puro. Se ne apre un’altra, quella del relativismo giustizialista. D’ora in poi non conta più se si violano le leggi, punto. Conta il motivo per cui lo si fa. Cambiamento decisivo, che avvicina concettualmente i più antiberlusconiani di tutti al loro nemico numero uno. Mentre rimane fermo l’altro paradigma del giornalismo e della politica delle manette: se sei antipatico a noi non devi rispondere di colpe specifiche, basta l’ombra del sospetto remoto di un interesse indiretto e scatta la condanna. Se non altro, morale.
Il terreno di applicazione della nuova dottrina varata da Padellaro e Travaglio, col decisivo supporto di Michele Santoro, è la Val Susa. I nuovi favoriti dal relativismo manettaro sono i No Tav che, sotto la leadership ormai incontrastata degli anarco-insurrezionalisti, dopo aver fatto della Valle un campo di battaglia stanno diffondendo i loro blitz in tutta Italia.
Le illegalità manifeste di questi giorni sono perdonate. «Atti di resistenza», li chiama Santoro. La provocazione del giovane che insulta il carabiniere è derubricata, la reazione del militare diventa invece «una barzelletta» (Travaglio) per l’apprezzamento unanime che «l’eroico soldato» (lo sfottimento è il forte di Travaglio) ha ricevuto da tutte le persone normali che temono un avvitamento violento della situazione.
Nello stesso momento, Bersani è messo in croce – sul Fatto da Padellaro e in tv dalla coppia Santoro-Travaglio. Che ha fatto, ha tirato sassi? Ha ordinato cariche di polizia? Ha bloccato autostrade o ferrovie? Ha intascato tangenti?
Nossignori, la colpa di Bersani è di essere segretario del Pd. Di un partito favorevole alla Tav. Favorevole per motivi politici? Impossibile, pensa Padellaro, ci dev’essere altro. Trovato: la presenza della Cmc, cooperativa storica di Ravenna, fra le ditte che scavano i tunnel. Sono appalti truccati? Sono ditte di proprietà del Pd?
Nessuna della due, anzi Meletti sullo stesso Fatto spiega che partito e coop non sono più legati da un pezzo, e che la Cmc è rientrata negli appalti dopo esclusioni a suon di mazzette. Ma contro il Pd e Bersani, nel giorno del flash mob No Tav al Nazareno, non contano i fatti, conta il fango che si può far girare (chissà poi chi dovrebbe scavare i tunnel secondo Padellaro: le cooperative dell’agricoltura biologica?).
È grazie a simili operazioni di diffamazione che quel ragazzo confuso della Valle può continuare a pensare che insultare e minacciare un carabiniere equivalga al martirio antimafia di Peppino Impastato: nella sua testa il nesso tra cantieri e mafia (uno degli assiomi indiscutibili No Tav) può da ieri, grazie a Padellaro, passare anche per la sede nazionale del Pd.
Non una parola, si intende, merita di essere spesa per i molti giornalisti espulsi a forza dalla Val Susa. È un altro campo di applicazione del nuovo relativismo fattoide: il gruppo di semidei che solcava osannato le piazze della libertà di stampa ai tempi di Berlusconi può permettersi questa sufficienza.
Di questa materia è composto il successo del Fatto (anche, ahinoi, presso tanti elettori democratici). Con questi metodi si liscia il pelo al nuovo pubblico gauchiste dell’ex giovane cronista del Borghese. Pazienza se una delle vittime di questo nuovo relativismo giustizialista si chiama Gian Carlo Caselli, e grazie alla sua applicazione della legge contro i No Tav violenti ha oggi un motivo in più per vivere blindato. 
permalink | inviato da stefano menichini il 3/3/2012 alle 20:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0)


Politica
2 luglio 2011
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Pd e Vendola? Meglio due cose distinte
Il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, vorrebbe che Partito democratico e Sel formassero anche in Italia un’unica famiglia politica, «com’è in Europa».
Ora, a parte il fatto che in Europa il Pd non fa esattamente parte del Pse bensì è associato al gruppo parlamentare socialista e democratico (sembrerà un cavillo, ma a suo tempo ai poveretti della Margherita parve essere un cavillo importante), ciò che può apparire fattibile in Europa non lo è in Italia, e anche Rossi può facilmente constatarlo proprio in questi giorni.
Fra Cgil e Fiom, nello scontro che vede Susanna Camusso sostenere un durissimo attacco anche personale, Nichi Vendola s’è dichiarato con Landini, e il redivivo Fausto Bertinotti ci ha messo un carico pesantissimo: «L’accordo è un esito catastrofico, un’operazione sconvolgente, il sindacato diventa cinghia di trasmissione per estendere le condizioni peggiorative dei lavoratori».
Nelle stesse ore, Sel ha anche aderito alla domenica di protesta NoTav in Val di Susa: nell’evidente tentativo di non perdere posizioni all’estrema sinistra, il partito di Vendola si è aggregato a Grillo e al suo movimento 5 Stelle che saranno i protagonisti della giornata. Dal lunedì nero di Chiomonte (che aveva visto Vendola prendere le parti degli occupanti contestando l’operato della polizia) poco è cambiato: un imprenditore è stato malmenato all’ingresso del cantiere (non dagli anarchici insurrezionalisti bensì dai famosi “cittadini valsusini”) e il leader della protesta Perino promette «niente bravate» ma anche l’assedio permanente al cantiere della Maddalena.
Ammetterà Rossi che se il Pd fosse oggi nell’alleanza organica con Sel che lui auspica, qualche problema ci sarebbe: sui contratti e sulla Tav, Vendola sta con chi imbratta i muri dei circoli democratici, oppure con chi chiama il Pd “PdmenoL”.
Sia paziente, il compagno presidente della Toscana, faccia maturare i tempi. E faccia soprattutto maturare Vendola, al quale fa sicuramente meglio esser messo davanti alle sue contraddizioni, invece che blandito e corteggiato.
permalink | inviato da stefano menichini il 2/7/2011 alle 7:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1)


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