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Politica
25 febbraio 2012
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Vigilia tesa. Ma non per Mills, miracolo
Vigilia tesa, fatti importanti e forse decisivi in arrivo. Nervosismo palpabile nel mondo politico. Incertezza sul futuro.
Se oggi fosse il 25 febbraio del 2011, e non del 2012, non ci sarebbe dubbio sull’evento capace di determinare tanta tensione. Oggi il tribunale di Milano emette la sentenza sul caso Mills: prevedibilmente una condanna per Berlusconi in quanto corruttore di magistrati, con conseguente possibile interdizione dai pubblici uffici. Una bomba, destinata a deflagrare nei Palazzi, a cambiare il segno della storia d’Italia, a esasperare le polemiche, magari chissà a infiammare il paese come nell’ultima scena del Caimano di Nanni Moretti.
Niente di tutto questo. C’è attesa per la sentenza, certo. Berlusconi non accetterà la condanna, per quanto depotenziata dalla prescrizione. Un po’ di polemiche sono da mettere in conto. Tutto qui. Niente svolta. Niente terremoto politico. Niente catarsi della guerra fra toghe e berlusconiani. Nessuna fiammata. Nessun Caimano.
Sicché la vigilia di tensione, in questo febbraio 2012, riguarda tutt’altro: l’esito della trattativa sul mercato del lavoro, i rapporti tra governo e Cgil, i primi passi della riforma fiscale di Monti, la nuova disciplina dell’Imu per la Chiesa, lo scontro finale sulle liberalizzazioni.
Signori, viviamo in un paese che si divide e si appassiona per il contratto unico, il servizio taxi, le tariffe degli avvocati e l’aliquota Irpef minima. Non per il duello rusticano fra Ghedini e la Boccassini, per l’ultimo codicillo ad personam escogitato dal ministro Alfano. Potete crederci?
Il trionfalistico rapporto redatto da palazzo Chigi sui primi cento giorni di Monti non poteva contemplare anche la voce “paese normalizzato”. Invece proprio questa è la conquista più importante.
E la cosa più incredibile è che, esausti come Keith Carradine nel film di Ridley Scott, molti dei duellanti hanno dato una mano al disarmo. Berlusconi fra i primi – almeno fino a oggi – causando sconcerto e spaesamento fra i suoi numerosi padrini. Certo l’ha fatto non per generosità, per un misto di calcolo politico e di voglia di liberarsi di una situazione priva di lati positivi, cerca ancora di influire sul futuro; ma il punto non cambia: il Cavaliere condannato di oggi è il passato. «Di lui non parlo più», dice sempre Bersani. Fa bene.
Incredibile la rapidità e la relativa facilità con la quale un’intera stagione di storia italiana è passata agli archivi. Una transizione così disinvolta che c’è chi può permettersi da sinistra di dire oggi «meglio Berlusconi di Monti» senza prendere pernacchie come meriterebbero: sono quelli che prosperavano nel nulla di quei governi, personaggi senza la forza teorica e politica per giocare un ruolo in un paese normale che affronta problemi giganteschi. Ma anche loro sono ai lati. Perché per il resto finalmente si respira. Piano piano le cose in Italia cambiano. Lo spread a 360 punti e l’asta dei titoli di stato andata esaurita non sono neanche le notizie migliori.
Rimane una constatazione amara, sul tempo perduto e su quanto rimane da fare: perché certo oggi nessuno potrà dire che nel giorno in cui un processo contro Berlusconi arriva finalmente a sentenza, per ciò stesso la giustizia italiana finalmente funziona. Proprio no, proprio non funziona, proprio non dipendeva da questo. 
permalink | inviato da stefano menichini il 25/2/2012 alle 20:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0)


Diario
19 maggio 2009
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Uno scontro da selvaggi
Torna il presidente reo, colpevole di reati gravi per i quali non può essere processato grazie al salvacondotto procurato dalla forza politica.
E torna lo scontro selvaggio. L’aggressione a una corte di giustizia. La sfida irridente all’opposizione: provate a dire qualcosa, ci farete solo un favore, com’è sempre successo. Un livello dello scontro così alto (o basso) che solo un avversario può accoglierlo con entusiasmo: Di Pietro lancia la crociata per l’impossibile impeachment, solo per calcolo elettorale.
Come dice il Pd, Berlusconi dovrebbe solo tornare in tribunale a rispondere alle accuse. Non lo farà: Europa spiega i suoi trucchi futuri. Come prima, più di prima, va battuto politicamente per tutto il male che fa all’Italia costringendoci, con tutti i guai che abbiamo, a scannarci sulle sue storiacce private.

(da Europa)
permalink | inviato da stefano menichini il 19/5/2009 alle 23:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0)


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