.
Annunci online


Politica
6 gennaio 2011
stampa Versione per la stampa
Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag.
Nel Pd finalmente uno scontro che vale
All’interno dei partiti esplodono spesso conflitti che non riguardano minimamente scelte importanti per i cittadini, non dicono nulla di chi li anima, servono solo a regolare rapporti di forza e di potere interni. È il rischio corso da Fini nel corpo-a-corpo con Berlusconi; è quanto accade in maniera sorda ma violenta dentro alla Lega; è la sindrome che ciclicamente travolge il Pd e lo trascina un po’ più lontano dalla vita reale.
La maledizione della autoreferenzialità potrebbe spezzarsi finalmente sulla Fiat, su Marchionne, sul sindacato. Di nuovo è il Pd il teatro principale dello scontro, ma stavolta chi soffre per l’unità infranta può consolarsi: ci si batte per qualcosa che ha un senso, perché il contratto di Mirafiori è ormai diventato il paradigma di come affrontare i mutamenti strutturali della produzione e del lavoro.
Siamo pienamente nella parabola storica delle molte sinistre d’Italia, nel cuore dell’identità stessa di un partito progressista e del lavoro. Precipita la questione sulla quale i riformisti hanno provato le loro timide rotture con la tradizione (fin dai tempi del Pci), sulla quale s’è attestata la battaglia di resistenza della sinistra neo-comunista, oggi riproposta da un fronte filo-Fiom che va da Di Pietro ai giovani leoni ex dalemiani, da Vendola ai popolari più marcatamente ex sinistra dc, rimettendo insieme compagni “litigati” come il manifesto, Cofferati, Bertinotti.
Rischia di saltare in mano a Bersani il tentativo di tenere insieme posizioni che divergono per motivi di fondo, non tattici. Certo, succede anche perché si fanno sentire gli opposti collateralismi con Cisl e Cgil. Ma Veltroni torna a dire che «imprenditori e lavoratori sono legati da un unico destino»: lo fa sulla Stampa, appoggiando Marchionne (con distinguo sui diritti di rappresentanza), rilanciando le proposte di Ichino, ricordando il Lingotto 2007 e preparando in modo non banale il Lingotto 2011.
Non è una questione da nulla, se su un tema così duro torna a farsi sentire nel Pd una posizione non auto-consolatoria né difensiva, disposta ad accettare la sfida dell’innovazione, perduta negli anni ’90. Possono finire spiazzate sia le zuffe generazionali che le dispute statutarie. Può aprirsi sul versante sinistro un conflitto di merito, dal quale emerga chi conosce condizioni e interessi reali dei lavoratori, rispetto a chi si limita a narrarli.
Altre volte simili battaglie sono state dichiarate e non date: il Pd è la marmellata che è proprio per questo motivo. Vedremo, stavolta.
permalink | inviato da stefano menichini il 6/1/2011 alle 7:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1)


Politica
19 agosto 2008
stampa Versione per la stampa
Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag.
Dalla parte di Chiamparino
La cosa migliore sarebbe che non si aprisse alcun conflitto, fra Sergio Chiamparino e il Pd torinese, ma lo stesso discorso vale a Bologna, a Firenze, a Milano, dappertutto. Prima di innescare polemiche, i dirigenti democratici dovrebbero ricordare la condizione di difficoltà di cui l’intero partito soffre, agli occhi dell’opinione pubblica.
Visto però che il conflitto è ineliminabile, e che magari al Pd farebbe anche bene chiarirsi le idee una volta per tutte, la forza delle ragioni e della posizione di Chiamparino, e di altri che si trovano in situazioni analoghe appare incomparabile con quella dei dirigenti di partito, per quanto questi ultimi possano essere stati selezionati dalle primarie interne.
Nei grandi partiti, non solo progressisti, chi ha vinto importanti elezioni amministrative, governa col consenso popolare e si è distinto per il proprio lavoro è sempre – di fatto o di diritto – il leader sul proprio territorio. È il volto del partito davanti a una platea molto più ampia di quella degli iscritti. Vale per Chiamparino come per Galan o Alemanno a destra, piacciano o no. Dalle rispettive parti andrebbero difesi e sostenuti, non contrastati, almeno fino a quando qualcuno non penserà di poter fare meglio di loro davanti all’intero corpo elettorale.

(da Europa)
permalink | inviato da stefano menichini il 19/8/2008 alle 8:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0)


Politica
17 maggio 2008
stampa Versione per la stampa
Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag.
Ma i ventimila sono ancora qui?
Io sono ancora qui, fiducioso, che aspetto di veder partire dalla mia città ventimila immigrati mascalzoni. Dovrebbe accadere a breve, perché la prima riunione della giunta Alemanno è la settimana prossima e il teatrale evento è da mesi annunciato per quell’occasione. Mi consolo intanto con il blitz notturno della municipale in un campo nomadi regolare (dieci trovati senza permesso, su settecento) e, in coerenza col clima bipartisan, con lo smantellamento delle baracche al Portuense deciso e attuato in poche ore da uno dei presidenti di municipio democratici scampati alla falcidia elettorale. Io mi consolo, e non lo dico per scherzo. I romani, non lo so: camorristi con le molotov non ce ne sono ma l’emulazione è sempre possibile. Quanto ai ventimila, se sono davvero tanti, basta che stiano tranquilli per un po’ poi non avranno niente di serio da temere dall’autorità costituita. Purtroppo. La sproporzione fra quello che la politica dice, annuncia, scrive nelle leggi, e quello che può concretamente mantenere è la causa di tanti mali...

continua >>
permalink | inviato da stefano menichini il 17/5/2008 alle 12:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0)


sfoglia dicembre        febbraio