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Politica
2 luglio 2011
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Pd e Vendola? Meglio due cose distinte
Il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, vorrebbe che Partito democratico e Sel formassero anche in Italia un’unica famiglia politica, «com’è in Europa».
Ora, a parte il fatto che in Europa il Pd non fa esattamente parte del Pse bensì è associato al gruppo parlamentare socialista e democratico (sembrerà un cavillo, ma a suo tempo ai poveretti della Margherita parve essere un cavillo importante), ciò che può apparire fattibile in Europa non lo è in Italia, e anche Rossi può facilmente constatarlo proprio in questi giorni.
Fra Cgil e Fiom, nello scontro che vede Susanna Camusso sostenere un durissimo attacco anche personale, Nichi Vendola s’è dichiarato con Landini, e il redivivo Fausto Bertinotti ci ha messo un carico pesantissimo: «L’accordo è un esito catastrofico, un’operazione sconvolgente, il sindacato diventa cinghia di trasmissione per estendere le condizioni peggiorative dei lavoratori».
Nelle stesse ore, Sel ha anche aderito alla domenica di protesta NoTav in Val di Susa: nell’evidente tentativo di non perdere posizioni all’estrema sinistra, il partito di Vendola si è aggregato a Grillo e al suo movimento 5 Stelle che saranno i protagonisti della giornata. Dal lunedì nero di Chiomonte (che aveva visto Vendola prendere le parti degli occupanti contestando l’operato della polizia) poco è cambiato: un imprenditore è stato malmenato all’ingresso del cantiere (non dagli anarchici insurrezionalisti bensì dai famosi “cittadini valsusini”) e il leader della protesta Perino promette «niente bravate» ma anche l’assedio permanente al cantiere della Maddalena.
Ammetterà Rossi che se il Pd fosse oggi nell’alleanza organica con Sel che lui auspica, qualche problema ci sarebbe: sui contratti e sulla Tav, Vendola sta con chi imbratta i muri dei circoli democratici, oppure con chi chiama il Pd “PdmenoL”.
Sia paziente, il compagno presidente della Toscana, faccia maturare i tempi. E faccia soprattutto maturare Vendola, al quale fa sicuramente meglio esser messo davanti alle sue contraddizioni, invece che blandito e corteggiato.
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Politica
6 gennaio 2011
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Nel Pd finalmente uno scontro che vale
All’interno dei partiti esplodono spesso conflitti che non riguardano minimamente scelte importanti per i cittadini, non dicono nulla di chi li anima, servono solo a regolare rapporti di forza e di potere interni. È il rischio corso da Fini nel corpo-a-corpo con Berlusconi; è quanto accade in maniera sorda ma violenta dentro alla Lega; è la sindrome che ciclicamente travolge il Pd e lo trascina un po’ più lontano dalla vita reale.
La maledizione della autoreferenzialità potrebbe spezzarsi finalmente sulla Fiat, su Marchionne, sul sindacato. Di nuovo è il Pd il teatro principale dello scontro, ma stavolta chi soffre per l’unità infranta può consolarsi: ci si batte per qualcosa che ha un senso, perché il contratto di Mirafiori è ormai diventato il paradigma di come affrontare i mutamenti strutturali della produzione e del lavoro.
Siamo pienamente nella parabola storica delle molte sinistre d’Italia, nel cuore dell’identità stessa di un partito progressista e del lavoro. Precipita la questione sulla quale i riformisti hanno provato le loro timide rotture con la tradizione (fin dai tempi del Pci), sulla quale s’è attestata la battaglia di resistenza della sinistra neo-comunista, oggi riproposta da un fronte filo-Fiom che va da Di Pietro ai giovani leoni ex dalemiani, da Vendola ai popolari più marcatamente ex sinistra dc, rimettendo insieme compagni “litigati” come il manifesto, Cofferati, Bertinotti.
Rischia di saltare in mano a Bersani il tentativo di tenere insieme posizioni che divergono per motivi di fondo, non tattici. Certo, succede anche perché si fanno sentire gli opposti collateralismi con Cisl e Cgil. Ma Veltroni torna a dire che «imprenditori e lavoratori sono legati da un unico destino»: lo fa sulla Stampa, appoggiando Marchionne (con distinguo sui diritti di rappresentanza), rilanciando le proposte di Ichino, ricordando il Lingotto 2007 e preparando in modo non banale il Lingotto 2011.
Non è una questione da nulla, se su un tema così duro torna a farsi sentire nel Pd una posizione non auto-consolatoria né difensiva, disposta ad accettare la sfida dell’innovazione, perduta negli anni ’90. Possono finire spiazzate sia le zuffe generazionali che le dispute statutarie. Può aprirsi sul versante sinistro un conflitto di merito, dal quale emerga chi conosce condizioni e interessi reali dei lavoratori, rispetto a chi si limita a narrarli.
Altre volte simili battaglie sono state dichiarate e non date: il Pd è la marmellata che è proprio per questo motivo. Vedremo, stavolta.
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Politica
20 agosto 2009
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Il doppio revisionismo di Prodi e D'Alema

Passato inosservato forse per la data ferragostana, Romano Prodi sul Messaggero ha offerto una rilettura da protagonista degli anni d’oro del cosiddetto “Ulivo mondiale”. E nessuno ha notato come la sua analisi degli errori commessi sia quasi del tutto sovrapponibile a quella di un suo compagno di strada di quel tempo, non proprio simpatizzante, come Massimo D’Alema.

In sostanza, nelle pieghe del congresso del Pd si afferma – sostanzialmente incontrastata – una doppia e parallela revisione storica dei primi anni del riformismo progressista post-ideologico. Ci sono un revisionismo cattolico democratico e un revisionismo socialdemocratico che concordano nell’esprimere una dura sentenza: quando ci accompagnavamo beati a Clinton, a Blair e a Schroeder pensavamo di abbeverarci finalmente alle acque fresche della liberaldemocrazia, invece stavamo prendendo a livello planetario una sbornia liberista che è la causa principale della sconfitta dei progressisti italiani ed europei.

Non sarebbe male capire se davvero questo è il terreno sul quale si riedifica il nuovo Partito democratico...



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Politica
12 giugno 2008
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Viva Vendola (ma il Pd non c'entra)
Dunque oggi torna sulla scena Fausto Bertinotti. È giusto, i cavalli di razza possono perdere una corsa, ma sono destinati a tornare se nel frattempo non si fanno avanti altri puledri vincenti. È il motivo per cui è inutile masticare amaro se rientrano in gioco nel Pd personaggi come D’Alema e Rutelli: bisognerebbe dimostrare di saper fare davvero meglio, per costringerli al riposo. Bertinotti non si rigetta nella mischia feroce di Rifondazione in prima persona, ma come king maker di Nichi Vendola, eterno ragazzo prodigio...

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Politica
5 aprile 2008
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No all'Italia che dice (solo) no
Val di Susa-Bologna, ecco l’alta velocità dell’Italia del No. L’Italia che non vuole ragionare, non vuole dialogare, non vuole rivedere le proprie convinzioni. Un’Italia infantile, che strepita per coprire i suoni e le parole che non vuole ascoltare. Ed è disposta anche a menare le mani, pur di far tacere le voci che non la blandiscono. Ci sono due elementi in comune, fra le contestazioni che cercano di fermare la campagna elettorale di Giuliano Ferrara e quelle che giovedì in Piemonte sono riuscite ad allontanare Sergio Chiamparino e Mercedes Bresso dalla zona della Tav...

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Robin
2 aprile 2008
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Sansonetti, pulizia!
Piero Sansonetti: «L’idea di Veltrusconi è nostra e di nessun altro». Fausto Bertinotti: «Mai parlato di Veltrusconi, nello scontro vorrei introdurre un po’ di pulizia politica». Lo sapevamo noi, che zozzone che sei, Sansonetti.
(da Europa)
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Politica
26 marzo 2008
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Davvero al senato B. perde comunque?
A stare a queste simulazioni di Ipr/Repubblica sarebbe praticamente fatta, nel senso che pur dando a Berlusconi tutto il vantaggio possibile (cioè il premio di maggioranza al senato in Piemonte, Lazio, Campania, Calabria, Liguria e Sardegna), a palazzo Madama non avrebbe più di cinque senatori di maggioranza. Nelle ipotesi intermedie, va direttamente in minoranza...

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Giornali
23 marzo 2008
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Ecco come può andare la lotteria del senato
E' cruciale la lettura della pagina 3 del Sole 24 Ore di oggi, Santa Pasqua. Se non l'avete comprato, appena la metteranno in rete la linkerò. E' uno studio complicato fatto da Roberto d'Alimonte applicando i sondaggi attualmente disponibili (quelli però a livello nazionale) ai risultati del senato del 2006 (a livello regionale), tirando fuori ipotesi di risultati regionali per il senato il 14 aprile. E' un'ipotesi, niente di più. Ma è anche la più seria che si possa fare allo stato dell'arte. Risultato? Che l'eventuale maggioranza di Berlusconi sarebbe al massimo di 9 senatori (167 su una maggioranza richiesta di 158), e questo solo nel caso che riuscisse a vincere il premio in Piemonte, Abruzzo, Lazio, Puglia, Campania, Sardegna: cioè tutte le regioni in bilico tranne la Calabria...

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Robin
12 marzo 2008
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Urge rimonta tv
Negli ultimi due mesi Bertinotti quindici volte in tv. Casini, quattordici. Berlusconi, dieci. Santanché, nove. Boselli, otto. Veltroni, sette. Qualcosa non funziona, urge rimonta.
(da Europa)
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Politica
8 marzo 2008
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Più che l'economia, mi preoccupano le apparizioni tv
Ovvio che c’è da fare qualche scelta sui messaggi in materia di economia. C’è uno scarto tra i candidati di punta lanciati da Veltroni, quelli con maggiore valore simbolico (Ichino, Calearo, Colaninno), e il programma del Pd scritto da Morando e sostenuto da Treu, Baretta, Nerozzi... Quei candidati simboleggiano una corsa in avanti (e la propongono) che neanche i più convinti tra i riformisti “organici” riescono a condividere. Ci vuole una sintesi, che non perda però di efficacia comunicativa. Ma è di questo che occorre parlare: comunicazione. Perché un grido d’allarme si alza dalle Alpi al Lilibeo: i nostri campioni si fanno mettere sotto in tv...

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Showbiz
7 marzo 2008
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Come sono andati i nuovi del Pd in tv?
Se c'è qualcuno in ascolto, mi aiuti, perché i talk show politici serali di solito me li perdo. Qui al giornale oggi mi hanno detto TUTTI che le ultime apparizioni tv dei volti nuovi di Veltroni sono state un disastro. Non solo il Calearo di Ballarò...

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Politica
2 marzo 2008
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Il generale, l'imprenditore, il prefetto...
Del Vecchio, generale delle missioni all'estero. Calearo, duro uomo delle trattative con i sindacati dalla parte dei padroni. Serra e De Sena, prefetti della repubblica. Colanninno jr, presidente dei giovani industriali. La sinistra rossoverde non ha più parole per definire le candidature di Veltroni. Immagino che cosa potrà scrivere quell'esagitato di Piero Sansonetti su Liberazione.

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Politica
26 febbraio 2008
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Ecco i Nader d'Italia
Gli schemi sono ormai chiari, abbiamo capito come verrà giocata la campagna elettorale. Veltroni a fare la lepre, nonostante che debba tecnicamente rimontare: è lui che politicamente e tatticamente corre davanti a tutti, anticipando le mosse degli altri (l’ha fatto sul simbolo, sulle alleanze, sul programma, sui primi capilista).

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Politica
22 febbraio 2008
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Gli animal spirits rosso-verdi
Per Marco Rizzo, Pietro Ichino è un «servo del padrone» (sarà per questo che vive sotto scorta).
Diliberto, felice, annuncia che dopo tanti sacrifici per amor di Prodi, possono finalmente votare contro le missioni di pace italiane. Per Sansonetti, com’è noto, Veltroni è peggio di Fini (e solo perché gli soffiò la direzione dell’Unità...).
Insomma, aperto il vaso di Pandora si liberano nell’aria della campagna elettorale gli animal spirits della sinistra rossoverde, tappati e repressi da anni di sudditanza ai riformisti.
I quali tornano a essere quella seconda destra teorizzata dieci anni fa da Marco Revelli con l’imprimatur (poi ritirato) di Bertinotti.
Anche se non molto eleganti né, temiamo, utili dal punto di vista elettorale, questi sfoghi vanno apprezzati.
Qualsiasi analista spiegherà che è sempre meglio dare libero corso alle insofferenze. È quello che abbiamo consigliato di fare qui a Europa, a quelli di noi che non ne potevano più del Pd teodem e ora si sentirebbero redenti dall’arrivo della Bonino, o che al contrario vedono nel patto con i radicali la conferma di uno stile presidenzialista del loft non coerente con le premesse e le promesse. Il risultato della terapia lo trovate affianco: a noi pare utile, anche al Pd.
Comunque la si pensi, l’accordo con Bonino coprirebbe l’unico punto debole che Veltroni sente di avere, diciamo così, “a sinistra”: diritti civili e bioetica. Vedremo se e come saprà tenere tutto insieme: è il tipo adatto, se ce n’è uno.
Per tornare però alla Sinistra arcobaleno, gli sfoghi liberatori faranno bene alla psiche ma confermano che il progetto (non a caso diverso da quello ben più complesso che aveva in mente Bertinotti) rimane molto al di sotto dell’ambizione di un nuovo riformismo radicale.
Rizzo, Diliberto e Sansonetti recitano piuttosto l’abecedario dell’estremismo. Siamo ancora lì a chiederci cosa c’entri Fabio Mussi (molti dei suoi rispondono al dubbio abbandonando la comune).
Tanto meglio per il Pd adesso, ma in prospettiva questo rigurgito conservatore è un problema di tutti.
(da Europa)


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Politica
6 febbraio 2008
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È il Pd che lancia la s?da ai rossoverdi
Sarà interessante vedere in che cosa consiste la «sfida programmatica » che i quattro partiti della sinistra rossoverde vogliono lanciare a Walter Veltroni. Una sfida effettiva dovrebbe prendere di petto le questioni che hanno reso tanto travagliata la legislatura che finisce oggi (ahinoi, la più breve della storia: l’Unione non entra nel Guinness dei primati in maniera lusinghiera). Come la sicurezza nelle città, le grandi opere a cominciare dalla Tav, i termovalorizzatori e i rigassificatori, le missioni di pace all’estero, il mercato del lavoro.
Chissà, magari può venirne fuori qualcosa di utile. Per esempio il Pd a sua volta sta ragionando – racconta oggi Europa – su una proposta che rivoluzionerebbe l’idea stessa di contratto di lavoro, abbattendo il muro che adesso divide gli impieghi a tempo determinato da quelli a tempo indeterminato: fin qui è stata oggetto di un dibattito poco più che accademico, potrebbe diventare un pezzo forte del programma democratico.
Non sarebbe male se, più che sfidare, nel suo stesso interesse la sinistra antagonista venisse sfidata a uscire fuori dal suo guscio conservatore. In questo senso è promettente la decisione di candidare premier Fausto Bertinotti, portatore di un ambizioso progetto di riformismo post-comunista.
Si comincia forse a capire l’importanza generale della decisione del Pd che, nel rivendicare per sé piena libertà e autonomia di scelte, offre analoga possibilità agli altri.
La Sinistra arcobaleno dovrebbe apprezzare perché passa da qui la sua stessa rifondazione (si spera, stavolta, autentica). E smetterla di provare a schiacciare nel campo democratico i palloni alzati dalla propaganda di destra. Regnante Berlusconi non ci saranno patti con il centrodestra né prima né dopo il voto, come è ovvio.
Come dimostra la preoccupazione nel campo avversario (e anche queste stesse polpette avvelenate), il Pd autonomo e credibile è casomai l’unica alternativa, l’unica possibilità reale di respingere la rimonta berlusconiana.
(da Europa)




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